Sono stanco

venerdì 17 dicembre 2010 - Scritto da Stè alle 03:54
E' sera, è tardi. Sono stanco, mi metto a letto, neanche questa sera riuscirò ad addormentarmi serenamente: il senso di stanchezza che ho addosso non riesce a prevalere sugli altri sensi. Una triste atmosfera di felice malinconia avvolge il tutto, una sensazione che nel suo male ti riesce a far stare bene, che riesce a far provare un senso di vuoto e di solitudine, un senso di vuoto e in cui ci si aggrappa anche alla paura per stare bene.
Mi faccio coraggio e chiudo gli occhi: anche oggi sono li, sono seduto su una sedia in una stanza vuota. Si spengono le luci e un vecchio proiettore inizia a dare le immagini di un film di cui mi accorgo essere protagonista, e senza che me ne accorgo in un attimo mi ritrovo dall'altra parte e mi vedo seduto di fronte la parete che fisso le immagini proiettate sul muro, le immagini di cui ora stò facendo parte. Siamo in una grande e spaziosa sala da ballo, forse di un castello. Persone in abiti signorili e principeschi ci circondano. Dietro di loro, in fondo alla sala davanti ad un'enorme vetrata che da su un mare molto agitato e sofferente, c'è un orchestra. Si aprono le danze e  l'orchestra inizia a suonare il "Valse Triste" di Sibelius, iniziamo a ballare anche noi, ma mi ritrovo nuovamente seduto che assisto immobile al film, come se legato e costretto: i battiti si fanno più veloci e più pesanti, il respiro si fa corto e diventa quasi un gesto innaturale che il mio corpo ha dimenticato il come fare e fatica a realizzare.
Il passato che diviene realtà, che diviene presente, un presente di cui faccio parte: un passato che forse sta divenendo anche l'inizio di un futuro ed il cuore che scoppia in una piacevole sensazione di dolore che trova la sua serenità nella certezza della fine, con altro dolore o con gioie non importa.
L'orchestra non suona più, le luci si sono spente e tutto è stato coperto dal buio, che ha vinto anche questa volta. Intorno a me ora solo nero, ma Il Valse Triste continua a suonare nella mia mente che non capisce, che forse non vuole capire o che non vuole accettare, che non si vuole arrendere, e io e te continuiamo a ballare, sorridenti ed innamorati come non mai in questo eterno attimo di felicità, questo eterno valzer d'amore.


Francesca Tommasi - Sad eyes



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