La parabola del ranocchio

domenica 26 dicembre 2010 - Scritto da Stè alle 23:31
Molti e molti anni fa mi sentii raccontare questa parabola, una storia davvero molto molto semplice, che proprio nella sua semplicità nasconde la sua grandezza, cose che molte volte diamo per scontate, ma che scontate non sono. Non mi piace, anzi odio parlare con parole di altri e di storie narrate da altri, ma qualche volta, uno strappo si può fare, almeno per permettere che certe cose vadano tramandate e raccontate anziché dimenticate...


"C'era una volta una gara .....di ranocchi! L'obiettivo era arrivare in cima ad una grande torre. Si radunò molta gente per vedere e fare il tifo per loro: cominciò la gara.
In realtà, la gente probabilmente non credeva possibile che i ranocchi raggiungessero la cima, e tutto quello che si ascoltava erano frasi tipo: "Che pena !!! Non ce la faranno mai!"

I ranocchi cominciarono a desistere, tranne uno che continuava a cercare di raggiungere la cima.

La gente continuava : "... Che pena !!! Non ce la faranno mai!..."
Sempre più ranocchi si stavano dando per vinti, tranne il solito ranocchio testardo che continuava ad insistere. Alla fine, tutti desistettero tranne quel ranocchio che, solo e con grande sforzo, alla fine raggiunse la cima.
Stupiti, gli altri volevano sapere come avesse fatto, uno degli altri ranocchi si avvicinò per chiedergli come avesse fatto a concludere la prova e fu così che scoprirono... 

Che era sordo!"

Non ascoltate chi ha la pessima abitudine di essere negativo o la presunzione di porre per tutti dei limiti dove non può, non sa, o non ha il coraggio di arrivare. Non ascoltate chi dice che una cosa è impossibile, molte volte è solamente perchè loro stessi non sono in grado di farla o non hanno il coraggio di crederci davvero. Non ascoltare chi vuole derubare il tuo cuore dalle migliori speranze, perchè se credi davvero in una cosa, ci devi credere fino in fondo, anche quando la pioggia avrà spento i colori del mondo, gli alberi cadranno e gli uccelli avranno perso l'intenzione di volare, quando il mare avrà esaurito il suo blu: sempre, soprattutto nei momenti peggiori e quando sembra che tutto stia andando contro, perchè è proprio quando pensi che qualcosa è finito che invece tutto ha inizio. Se necessario combatti combatti con tutte le forze per quello in cui credi e difendi ciò che per te è importante e non lasciarlo mai andare via e non lasciare mai che qualcuno lo porti via. Non lasciarti mai condizionare da visioni pessimistiche, preoccupatevi di essere sempre positivi, e di vedere dove gli altri non vedono, ma soprattutto, quello che gli altri riescono a vedere, e di credere dove nessuno crede. Guardate avanti: cercate l'arcobaleno durante la pioggia ed il sole nel buio di una notte derubata della luna: la speranza brucia come una torcia accesa dentro di noi, che abbiamo il dovere di proteggere, a volte brucia di più e a volte di meno, ma l'importante è che bruci sempre e che non si spenga mai, perchè senza di essa il buio ci avvolgerà dentro e piano piano anche fuori.
Siate sempre sordi quando qualcuno dice che non puoi realizzare i tuoi sogni. Non esistono sogni stupidi, ma solo persone stupide che non li inseguono...


Christina Barragan - Frog and pig



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La magia dell'amore

giovedì 23 dicembre 2010 - Scritto da Stè alle 13:15
Te che curi ogni cosa brutta con un sorriso...
Te che ogni paura e e tristezza ed insicurezza fai svanire con un abbraccio...
Te che mi dai la voglia di migliorare e di essere una persona migliore per poterti offrire solo il meglio...
Io, che ti amo perchè non sei un sogno di un giorno ma la favola della realtà di sempre...
Io, che non mi sono ancora abituato che i sogni poi si avverano e diventano realtà...


Tiffany Liu - Skull reflection island



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Il processo

martedì 21 dicembre 2010 - Scritto da Stè alle 01:04
Fai uso di droghe: sei un drogato. Vieni guardato, esaminato, giudicato e quindi classificato; emarginato, isolato e quindi "ghettizzato".  Bevi: sei un alcolizzato. Stesso processo, stessa fine. 
Sei diventato un scarto, uno rifiuto della società, un qualcosa che la società e gli altri rigettano perchè diverso dai canoni e dagli ideali che sono stati imposti, forse malamente da piccoli o predicati da guide spirituali con la fretta di creare un qualcosa di relativamente perfetto, eliminando l'imperfetto anziché cercando di correggerlo e riportarlo sulla presunta retta via.
Gli amici e le persone che ti stimavano ti guardano ora con disprezzo, diffidenza ed indifferenza. 
Qualcuno che ha dei problemi di qualsiasi tipo, è in genere definito un debole, ossia un essere imperfetto, impuro, non adatto alla vita nella società e quindi qualcuno da emarginare per paura che la sua malattia contagi la parte buona e la parte sana di loro.
Qualcuno che non riesce a fingere quando esce a comprare il pane o a fare la spesa, qualcuno che non riesce a tenersi dentro e a nascondere i propri problemi ed il proprio malessere è un debole, un debole che non riesce a mettersi una maschera: una maschera che nonostante i tentativi cade dal viso perchè troppo grande. Una maschera per recitare la propria parte nella perfetta recita della società, dove ognuno recita il suo perfetto copione attentamente studiato dove nulla è lasciato all'improvvisazione o all'istinto. Una recita in diretta: una sola rappresentazione senza repliche. Non ci possono essere sbagli: chi si scorda di mettere la maschera o sbaglia le battute, viene buttato fuori, emarginato e guardato con schifo e ripudio dagli altri commedianti per aver rovinato il loro lavoro.
E grazie a questa mediocre compagnia di teatro, grazie a questa società che ci saranno sempre più problemi e sempre più persone con problemi che saranno sempre più emarginate ed i loro problemi gli saranno fatti pesare ancora più e ancora più grandi, pagando anche per ciò che non si è fatto. Il malessere aumenta. Ci si sente sempre più a disagio, sempre più inadeguati e sempre più di peso a tutto ciò.
Non bisognerebbe giudicare mai nessuno, mai. Nemmeno quando si pensa di conoscere totalmente ogni aspetto di una persona, il solo pensiero del giudizio dovrebbe sfiorarci.  Bisognerebbe capire, sforzarsi di capire ed andare oltre "la dose" o la bottiglia, vedere e capire cosa c'è dietro, cosa c'è alla base e cos'è che ha potuto far scaturire tutto ciò; mai immedesimarsi perchè ognuno è forte o fragile in modo diverso dal prossimo e qualunque stessa situazione affrontata da due persone è indiscutibile che venga vissuta in modo differente. Bisogna capire ciò che porta una persona comportarsi in questo modo. Altrimenti più facilmente possiamo voltare lo sguardo altrove e fingere di non vedere certe cose, e andare avanti. Ma sappiate allora che dietro quella sofferenza, c'è anche la vostra mano. 
Il debole sei tu che ti giri.  Se si decide di non voltarci e di distogliere lo sguardo, c'è bisogno di capire e capire e ce la sentiamo di aiutare ed accogliere questa richiesta di aiuto, ma nella consapevolezza che una volta iniziato questo cammino non è un gioco e non si può dire basta da un momento all'altro abbandonando tutto finendo col peggiorare le cose ancora di più.
Capite, ed aiutate più che potete, soprattutto se è una persona a voi cara. Prima che sia troppo tardi.
Ora butto il copione, ringrazio e chiudo gli occhi. Me ne vado dal palco. Per me la recita finisce qui.


Muse - Blackout


Angu Walters - Drog abuse



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Sono stanco

venerdì 17 dicembre 2010 - Scritto da Stè alle 03:54
E' sera, è tardi. Sono stanco, mi metto a letto, neanche questa sera riuscirò ad addormentarmi serenamente: il senso di stanchezza che ho addosso non riesce a prevalere sugli altri sensi. Una triste atmosfera di felice malinconia avvolge il tutto, una sensazione che nel suo male ti riesce a far stare bene, che riesce a far provare un senso di vuoto e di solitudine, un senso di vuoto e in cui ci si aggrappa anche alla paura per stare bene.
Mi faccio coraggio e chiudo gli occhi: anche oggi sono li, sono seduto su una sedia in una stanza vuota. Si spengono le luci e un vecchio proiettore inizia a dare le immagini di un film di cui mi accorgo essere protagonista, e senza che me ne accorgo in un attimo mi ritrovo dall'altra parte e mi vedo seduto di fronte la parete che fisso le immagini proiettate sul muro, le immagini di cui ora stò facendo parte. Siamo in una grande e spaziosa sala da ballo, forse di un castello. Persone in abiti signorili e principeschi ci circondano. Dietro di loro, in fondo alla sala davanti ad un'enorme vetrata che da su un mare molto agitato e sofferente, c'è un orchestra. Si aprono le danze e  l'orchestra inizia a suonare il "Valse Triste" di Sibelius, iniziamo a ballare anche noi, ma mi ritrovo nuovamente seduto che assisto immobile al film, come se legato e costretto: i battiti si fanno più veloci e più pesanti, il respiro si fa corto e diventa quasi un gesto innaturale che il mio corpo ha dimenticato il come fare e fatica a realizzare.
Il passato che diviene realtà, che diviene presente, un presente di cui faccio parte: un passato che forse sta divenendo anche l'inizio di un futuro ed il cuore che scoppia in una piacevole sensazione di dolore che trova la sua serenità nella certezza della fine, con altro dolore o con gioie non importa.
L'orchestra non suona più, le luci si sono spente e tutto è stato coperto dal buio, che ha vinto anche questa volta. Intorno a me ora solo nero, ma Il Valse Triste continua a suonare nella mia mente che non capisce, che forse non vuole capire o che non vuole accettare, che non si vuole arrendere, e io e te continuiamo a ballare, sorridenti ed innamorati come non mai in questo eterno attimo di felicità, questo eterno valzer d'amore.


Francesca Tommasi - Sad eyes



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Apparenze

martedì 14 dicembre 2010 - Scritto da Stè alle 01:31
Sono sempre più bravo: rido, sorrido, annuisco e seguo interessato, per non attirare attenzione mentre dentro di me vomito ed un senso di nausea e di disgusto predomina su ogni altra sensazione, mentre un dolore al petto che come un proiettile scava dentro mordendo con dei denti infuocati. Un dolore che non fa capire la differenza tra realtà e surreale: il corpo immobilizzato e stremato che allo stesso tempo si contorce e si dimena, la mente paralizzata che vaga ed immagina, che immagina di dire, di fare, di parlare. Il fiato si fa corto ed il respiro affannato, il cuore sembra voler schizzare via ma che inizia a rassegnare e a piegarsi difronte alla forza del dolore abbandonando la guerra.
Ti accorgi di essere parte di una realtà dove tutto è l'opposto di tutto, dove un sorriso che fa da straccio per non far uscire il vomito marcio che hai dentro, dove un sorriso è una mano sopra la ferita per bloccare l'emorragia senza estrarre il proiettile, dove la luce diviene buio ed il buio diviene luce, dove la paura del buio diviene voglia di vita.


Hughie O'Donoghue - Yellow manIV (head)



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Riflessione d'oltralpe...

venerdì 10 dicembre 2010 - Scritto da Stè alle 10:21
Nella mia terra i panni si stendono alla finestra, e a cena la famiglia si riunisce intorno alla tavola, senza televisione. Nella mia terra le cose che non vanno sono forse di più di quelle che funzionano, le cose brutte di più di quelle belle ed i cattivi sono di più dei buoni. Forse, ma nella mia terra le cose che funzionano sono di più di quelle che non funzionano e sono vanto per tutti di orgoglio e fierezza di appartenenza a questo territorio, ma ci sono anche cose che non funzionano, però i buoni sono in maggioranza rispetto ai cattivi anche se purtroppo si tende solo a pubblicizzare e a mandare in giro come cartolina quello che più fa comodo e quello che vogliamo far vedere in giro. Nella mia terra non esistono fast food ed ogni volta che ci si sta fuori casa, ci si porta dietro da casa contenitori pieni di cibo e panini: scorte alimentari che normalmente basterebbero per giorni anche se si sta fuori solamente mezza giornata, tutto preparato in casa non tanto per risparmiare ma perchè si ha ancora il concetto di sano e genuino. Nella mia terra non ci si vergogna di farsi vedere con i genitori, anzi, si è orgogliosi. Nella mia terra non si usano e-mail ed sms ma si risolve tutto di persona o a voce. Nella mia terra nulla ti è dovuto, niente di spetta di diritto ma tutto va conquistato, ed una volta conquistato devi far vedere che te lo meriti e non fartelo portare via. Nella mia terra le persone non si giudicano e non si condannano ma si capiscono e si aiutano, perchè tutti siamo uguali e tutti abbiamo bisogno di una seconda opportunità.
Io sono Italiano, orgoglioso di essere italiano ed amo la mia Italia. Se c'è qualcosa che non va mi rimbocco le maniche e mi do da fare: non faccio qualcosa solo per stare apposto con la mia coscienza per poter dire poi tranquillamente "Ok, ci ho provato, ora sta ad altri i miei figli non cresceranno qui in questo schifo". Vivrò qui e qui crescerò i miei figli. Non me ne vado dal mio Paese dicendo che non si sta bene per tornare da turista e guardarmi il mare e le belle montagne dando la colpa di quello che succede sulle montagne e sui mari a chi ci vive.
Non voglio essere un turista, non voglio privarmi di tutto ciò per colpa di chi specula e rovina l'immagine di questo Paese.
Se il mondo che ci circonda non ci piace, non ci sta bene o non è come vorremmo, è anche per causa nostra. Non possiamo dire che una cosa non piace, è fatta male e non ci sta bene, punto. Alziamoci, e facciamo qualcosa per migliorare quello abbiamo intorno e la nostra situazione. Che senso ha lamentarci? E' solo tempo perso se si pensa che il tempo che abbiamo buttato a lamentarci l'avremmo potuto usare fare qualcosa per migliorare nel nostro piccolo, quello che ci sta intorno, e magari non ci saremmo lamentati. Il lamento è qualcosa che disonora l'uomo ed inconsciamente per lamentarsi ci si è trovati davanti ad una scelta, ossia: o ci si lamenta, o si fa qualcosa di costruttivo che possa migliorare la propria condizione attuale, e scegliendo la prima, si è naturalmente escluso la seconda.
Non me ne voglio stare con le mani in mano, non giudico, non disprezzo ma ringrazio chi prima di me ha fatto tutto ciò per permettermi di vivere in questo mondo, anche se c'è tanto da lavorare, sono convinto che ognuno facendo la sua parte le cose cambieranno. Non sputo nel piatto dove mangio e sulla terra in cui sono cresciuto e stò crescendo. Chest'è a terra mij.
Non tornerò da turista.


Nino D'Angelo, Maria Nazionale - Jammo ja



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Nota integrativa

giovedì 9 dicembre 2010 - Scritto da Stè alle 23:52
Ho inventato una bugia che il mondo fa male.
I lieti fini non esistono. I sogni non si avverano. La speranza logora e uccide piano piano, un po' alla volta senza che te  ne accorgi: talmente lentamente che  quando te ne accorgi non rimane che un ricordo di te. Quando era tutto nero ho gridato giallo, celeste. Quando era buio ho gridato luce e mentre pioveva ho gridato arcobaleno. Ad odio e indifferenza ho gridato amore. Mi trovavo davanti un problema e ho gridato soluzione.
Ho gridato tanto che ora sono senza voce, ed il mio corpo stanco, ma nonostante tutto, non so perchè, continuo a cercare di gridare: ci provo ma non esce nulla. Forse avrei dovuto aprire gli occhi e vedere quello che c'era anche se mi spaventava, e chiamare le cose con il loro nome: nero con nero, buio con buio, pioggia con pioggia, odio con odio e indifferenza con indifferenza, anche se avevo paura di quello che mi circondava e di quello che vedevo intorno a me.
Forse è perchè ciò che vediamo non è ciò che vediamo, ma quello che stiamo vivendo dentro, è quello che sentiamo e come ci sentiamo. Possiamo trovare gioia e felicità in un fiore allegro, come morte e distruzione.



Wojciech ( Voytek ) Nowakowski - Escape From Purgatory - II



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E' strano...

mercoledì 8 dicembre 2010 - Scritto da Stè alle 01:00
Non riesco a trovare le parole, parole che sono sempre più inadeguate per esprimere i miei sentimenti, per esprimere quello che provo e quello che ho dentro... Se solo con la mia mano riuscissi ad esternare ciò che ho nel cuore...  
Nella mia testa due parole inneggianti all'amore che rimbalzano continuamente ed instancabilmente da una parte all'altra, condannate ad essere ascoltate solamente dal loro infinito eco di eterna disperazione cercando uno sfogo di libertà per uscire ed essere ascoltate. Da te.
Ogni volta che ti penso oltre che un corpo davanti a me vedo un anima, immortale. Ed il nostro amore, che sopravvive a tutto, a noi.
Auguri amore...

Ken Day - Hope painting


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Il mio albero azzurro

martedì 7 dicembre 2010 - Scritto da Stè alle 02:02
E' normale? Vedo lieti fini ovunque, arcobaleni mentre piove ed il sole nel buio della notte, un sorriso in un pianto di dolore. Forse ho capito come faccio a vedere lieti fini sempre ed ovunque, a trasformare incubi in sogni, la realtà in speranza, a trovare e vedere il lato bello delle cose in tutto ciò che mi circonda: sarà che sbaglio, sarà che non riesco ad accettare le cose per quello che sono e a rassegnarmi al presente senza pretendere e combattere per un domani migliore, sarà che non riesco a vedere cose complicate perchè anche quelle più complesse sono secondo me riconducibili a cose più piccole e più semplici da comprendere, che a loro volta sono portano ad altre cose ancora più semplici, fino a quando non si riesce a trovare il pensiero che ha fatto nascere tutto, il pensiero da cui tutto è stato generato: è solo capendolo davvero fino in fondo che si possono risolvere le cose. 
Risolvere problemi è un po' come prendersi cura di un giardino e liberarlo dalle piante cattive. Se vogliamo curare bene il nostro giardino, avremmo due modi di togliere le piante cattive: uno solo apparente ma più veloce e che non porta da nessuna parte, ed uno un po' più lungo e faticoso, ma che estirperebbe le pianre cattive una volta per tutte. Se iniziassimo a tirare la pianta dal fusto o dalle foglie, questa per via della resistenza posta dalle forti radici aggrappate al terreno, si spezzerebbe ed un occhio poco attento potrebbe essere convinto di essersene liberato, ma dopo un po' eccola che ricresce, perchè le radici sono ancora lì. Se invece iniziassimo a scavare lungo le radici fino ad averle liberate da tutto il terreno cui si aggrappano, ed arrivare a dare aria all'ultima cellula sulla punta più estrema della radice, potremmo sfilarla ed allora essere sicuri di avercela davvero fatta. Cavare radici non è più così lungo e faticoso come sembra, perchè alla fine c'è sempre un sorriso che ti aspetta, quel sorriso che tanto hai desiderato e sognato.
Quello che non si riesce a risolvere è perchè non c'è la voglia di risolvere e quindi di capire, è la voglia di scomporre e di scavare che manca. Tutto è più semplice di quello che vediamo e crediamo, sempre, ed il lato bello è e sarà sempre più grande di quello brutto.
Il miglior modo per vedere e capire le cose che ci circondano, è guardarle con gli occhi di un bambino. Un bambino non gioca mai sporco. Si impegna, sogna e riesce a trovare sempre il lato bello delle cose. E poi, non si vergogna di piangere.
Forse sono ancora un bambino, e se è così non voglio crescere: perchè da quaggiù, il mondo più bello, perchè quaggiù le gocce di pioggia arrivano dopo, perchè il sole sole quando sorge ti saluta per primo e per ultimo quando tramonta, e perchè si vedono più stelle. Da quaggiù.



Suzanne Mc Lean - Morning in the woods


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Riflessioni di un giorno qualunque

domenica 5 dicembre 2010 - Scritto da Stè alle 01:55
Cos'è l'amore oggi? Cos'è l'uomo oggi?

L'amore è un sorriso in grado di cancellare tutte le fatiche, le paure ed in grado di ridarti la vita e voglia di fare. L'amore è un abbraccio in un momento difficile, la mano in una carezza. L'amore è calore umano che si trasmette da una persona all'altra. L'amore è un piccolo gesto inaspettato, una telefonata o un messaggio alla mattina per augurare il buon giorno ad una persona importate che quando si è usciti di casa dormiva o cui non abbiamo potuto darlo di persona. L'amore è l'unica cosa che ti tiene a galla e che non ti fa affogare oggi. L'unica cosa che ci rende ancora davvero diversi gli uni dagli altri e che ci da la possibilità di esserlo, in un oggi in cui non vi è alcuna differenza tra i temporali ieri, oggi, domani. E' l'unica via di uscira e di salvezza in questa società di massa dove la massa è sempre più tale e dove ogni individuo è sempre più solo un numero,  una parte in un elenco dove il primo non ha alcuna differenza dall'ultimo, sempre più parte della massa indistinta: un ingranaggio uguale all'altro. Un ingranaggio importante ma non indispensabile, un ingranaggio che se si rompe non viene aggiustato ma buttato e cambiato perchè la manutenzione costa più della sostituzione: quindi riparare non è cosa buona, e mentre svolgiamo il nostro ruolo di ingranaggio, agli occhi dell'esterno perdiamo la nostra diversità se si siamo soli, la nostra unicità si annulla se siamo soli e si svanisce, se siamo soli. Una vita che assomiglia sempre di più alla catena di montaggio in una fabbrica, dove incontriamo difficoltà a cogliere quella diversità tra le varie azioni quotidiane, come il mangiare, il vestirsi, il guidare o studiare. Ogni gesto o azione è matematicamente calcolato, collaudato e ripetuto al punto da rendere ogni perchè solamente un peso, un intralcio ed un rallentamento alla consuetudine dello svolgere un'azione, a fronte  di una lunga guerra contro il poco tempo che scorre velocemente. Ma un modo per salvarsi c'è: è l'amore, ed ecco che il grigio quadro della routine si colora, non con un colore soltanto ma di tante sfumature diverse. Ogni cosa si colora di vita, come un barattolo di colore che si rovescia, ricoprendo indistintamente con un onda veloce in un attimo tutto quello che incontra, senza fare attenzione a distinguere un foglio bianco e quello che lo circonda: ora ogni cosa è ora impregnata di vita.
Tutto è nato dall'osservazione di un istante, uno dei tanti momenti di cui è composta la monotonia di una giornata qualunque: una donna tra la folla in fila indiana che camminava in processione alla ricerca di un posto per sedersi. La mia attenzione non fu attirata da lei, ma si focalizzò in particolare sull'anello portato sull'indice della mano destra che spontaneamente, per consuetudine o gentilezza era rimasta indietro per tenere aperte la porta. Non badai e non saltò all'occhio per la sua bellezza o la sua particolarità, ma per quello che forse rappresentava: un pegno d'amore. Anello come simbolo di amore, come simbolo di fierezza, come per mostrare con orgoglio "l'appartenenza" della propria anima a qualcuno che non è li con te, di qualcuno che anche se non è fisicamente li con te, è con li dentro di te, sempre. Un oggetto come tanti che distingueva una donna come tante, che la distingueva tra la massa e che la rendeva unica; anello che, anche se indossato da un'altra identica donna, la avrebbe resa comunque diversa dalla prima, perchè simbolo di un altro amore, di un amore diverso, provato da un'anima diversa. In fondo il nostro corpo è come una scatola e quello che ci rende davvero diversi l'uno dall'altro e quello che abbiamo dentro. 
Per un momento ho sorriso, mi è sembrato strano, un gesto innaturale ed estraneo a me, ora.


René Magritte - Son of man



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Scene quotidiane...

mercoledì 24 novembre 2010 - Scritto da Stè alle 16:11
Quando con i ricordi del passato si costruisce un mondo nuovo nel presente, esso è totalmente staccato e diverso da quello che è la realtà. I ricordi ci aiutano a sopportare il dolore per le persone che abbiamo perso, coprendo il dolore con un leggero e delicato velo di felicità, un velo spesso e caldo da al punto da coprire il tutto se lo si vede da lontano, ma allo stesso tempo troppo leggero e appena accennato che lascia intravedere la sofferenza che c'è sotto guardando da un po' più vicino.
Sento il telefono, un messaggio ricevuto: "Girati": sei qui con me, sei tornata. Mi giro per posare il telefono ed abbracciarti ma non ci sei più. Prendo il telefono: è spento. Lo accendo: non c'è nessun messaggio.
Sento freddo.

Richard Klingbeil - Behind the veil

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Un consiglio...

lunedì 22 novembre 2010 - Scritto da Stè alle 15:31
Quando avete qualche dubbio sul da farsi, quando c'è qualche indecisione o qualcosa che invece di unirvi ad una persona molto cara cerca di dividervi, quando c'è qualcosa che oscura il sole, andate sempre oltre le nuvole... Lasciate perdere la circostanza, guardate semplicemente nei vostri cuori e fate quello che vi rende felici... Senza frenarvi, senza trattenervi, senza pensare se è giusto o sbagliato. L'amore non conosce rabbia, rancore. Se siete felici, non può essere sbagliato: perciò siate felici, guardate nei vostri cuori e fate ciò che vi fa stare bene...


Leonid Afremov - Sunny October


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Il ruolo

lunedì 15 novembre 2010 - Scritto da Stè alle 11:41
E' morto un operaio. E' morto un benziaio. Un giornalista è stato ucciso. Un giovane operaio è rimasto coinvolto in un incidente stradale. Oggi, il più delle volte che ci succede qualcosa, veniamo privati del nostro nome in funzione del ruolo che ricopriamo nella società, il più delle volte perdiamo il nostro nome, perdiamo la nostra identità. Nella società di oggi conta più quello che facciamo ed il posto che ricopriamo piuttosto che chi siamo veramente, o il nostro nome.

René Magritte - Les Amantes, 1928

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Il nonquadro

sabato 13 novembre 2010 - Scritto da Stè alle 12:03
Ho sempre cercato l'essenziale per la mia serenità e la mia felicità, l'essenziale che ora non c'è più. Il contorno si è sempre adattato. Ora la cornice è piacevole, ma non seza quadro: non mi convince. Forse è sbagliato, ma è giusto così. Se non hai un quadro ma solo una cornice, fai in modo che l'attenzione sia spostata dal quadro e quindi spostata da quello che dovrebbe essere il vero centro d'attenzione ad una cosa complementare che non centra quasi nulla. Ingannando e sorridendo. Facendo finta di avere un gran quadro di cui essere orgogliosi, e di essere felci per questo. Mandati via gli ospiti rimango solo con la mia cornice. La guardo cercandomi di ingannare come inganno gli altri. Non ci riesco. 

Shanti Marie - Solitude


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La storia del treno che si fermò a Balvano

giovedì 28 ottobre 2010 - Scritto da Stè alle 07:55
Sarà un'analisi senza presunzione di bacchetta magica: i fatti saranno ricostruiti nei dettagli usando solamente testimonianze certe, sicure e verificate di ferrovieri, giornali d’epoca, verbali, relazioni tecniche, ed esperienze personali di chi ha vissuto in prima persona questa drammatica pagina buia della storia d’Italia.

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La filastrocca del fattore

martedì 19 ottobre 2010 - Scritto da Stè alle 01:39
E' arrivata mezzanotte con il letto faccio a botte
ora inizia la mia guerra con le bestie della terra.

Una del mattino
Il fattore è felice come un bambino
Sgozza il maiale più bello
E si libera del primo fardello

Due del mattino
Ora tocca al gallo
Usa bene il suo strumento per la morte è un godimento

Tre del mattino
Il fattore strangola il pulcino "l'insonnia mi tormenta!"
Si rigira nel letto e si lamenta.

Quattro del mattino
Ha acchiappato un gattino
ma poiché l'ha graffiato
nell'acqua gelata l'ha affogato.

Cinque del mattino
Il fattore è nel giardino
Accarezza il coniglietto
Poi lo sbatte al muro per diletto

Sei del mattino
Al cigno più carino il fattore ha tagliato la testa
ormai nessun nemico gli resta.

Ecco arriva il nuovo giorno
Il fattore si leva di torno
Le sue armi può posare
E finalmente può dormire.

Asia Argento


Nino Salemme - Blood



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Ai lòv mai biùtiul Cauntri

sabato 16 ottobre 2010 - Scritto da Stè alle 17:17
Prima di iniziare, è bene procedere con le presentazioni di tre personaggi che hanno un ruolo fondamentale in tutta questa triste vicenda che stò per andare a raccontare e che stiamo vivendo: personaggi la cui conoscenza si da per scontata, ma che è meglio conoscere un po’ più a fondo essendo così certi di sapere di cosa di sta parlando. Stiamo parlando delle diossine, del C.D.R. e del percolato.

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La doppia verità

martedì 12 ottobre 2010 - Scritto da Stè alle 01:43
La mia vita è fatta da due realtà, due verità, che come in un ciclo, si rincorrono e si susseguono. 
C'è una prima realtà nella quale non vivo, esisto: passo le mie giornate per lo più dormendo, recuperando tutto il sonno perduto di quattro mesi, non ho sonno, ma dormo. Dormo anche se non ho sonno. Dormo per poter sognare: quello del sogno è l'unico momento in cui stò bene, in cui tutto è come prima. Più dormo, più sogno, più sogno più stò bene: per questo ho bisogno di sognare, perchè li siamo ancora insieme, felici, io e te. Una realtà nella quale il mio unico pensiero, nonchè desiderio, è quello di andare a riposare per chiudere gli occhi, di sognare, con la speranza di non svegliarmi più, per poter continuare a vivere indisturbato nel mio sogno, nel mio mondo.
C'è una seconda realtà in cui vivo, sono felice e stò bene, nella quale ho paura di addormentarmi alla sera perchè è il momento in cui puntuali gli incubi arrivano a rovinare tutto, ma vengo rassicurato subito dalla certezza che una volta sveglio, tutto tornerà nuovamente alla normalità.
Una domanda però mi tormenta: come faccio ad essere sicuro che questa nella quale stò scrivendo ora sia la vera realtà, e non quell' "altra"? Non riesco a capire quale sia la "verità" e a distinguerla dall'immaginazione, a dividerle e a dare ad ognuna il giusto peso con la giusta importanza. Forse la differenza è sottilissima, quasi impossibile da cogliere. Non me ne accorgo. Non capisco da quale parte della linea debba stare, e mi chiedo: "Stò avendo un incubo mentre dormo e vivo la mia vita,  oppure sogno mentre esisto? Qual'è la realtà?". Non capisco, davvero non capisco. Chi è di qua mi dice che è questa la realtà, chi è di la, dice che quell'altra è la realtà. Oppure tutto è molto più semplice di quello che si crede e non esiste una differenza, non c'è nulla da distinguere. Forse esistono due verità ma siamo troppo chiusi per accettarle entrambe e ci poniamo davanti ad una scelta: forse sì, è davvero una questione di scelta. Oggi è domenica, pranziamo tutti quanti insieme e la famiglia è riunita a festa intorno alla tavola imbandita. Ora devo andare, ho un impegno: la mia felicità mi aspetta.


Kelly Hoover - Chickasaw's Ladder



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Un nuovo mondo

giovedì 7 ottobre 2010 - Scritto da Stè alle 01:05
Sogno un mondo senza un mondo, una società senza società. Un mondo ed una società basate su valori astratti non tangibili, valori non misurabili materialmente, sul rispetto e l'attenzione verso il prossimo. Una società dove la materialità sia annullata dai valori, senza carriera, denaro e potere: tutte cose estranee alla natura dell'uomo, inventate da lui stesso per sopperire al grande vuoto che si porta dentro. Una società fatta di tante vite semplici, senza il superfluo, fatta di cose vere ed essenziali dove l'uomo di successo sarà colui che ha una famiglia unita e serena, che sarà felice ed innamorato di se, della vita, della voglia di vivere, e della persona che ha al suo fianco, perchè la felicità non esiste se non è condivisa con qualcuno. Se proprio ci devono essere degli uomini di successo, vorrei che siano così, ma tutti, nessuno escluso. Una società di soli uomini di successo.
Un uomo felice guarda la soluzione e non il problema.
Un'utopia? No, dipende da quanti siamo a crederci: se è una persona sola a sognare, allora il sogno rimane tale, se invece molti si ritrovano a sognare insieme, allora è l'inizio di una nuova realtà.

Andrew Judd - New world painting


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Andate oltre...

lunedì 4 ottobre 2010 - Scritto da Stè alle 15:45
Il compito del lettore non è solo quello di leggere, ma di capire e di non fermarsi alle forme date dall'uomo a dei simboli messi insieme per esprimere concetti che più o meno assomigliano a quello che proviamo. La scrittura è uno strumento molto potente, perciò andate oltre la lettura, oltre: perchè il valore delle parole non è in ciò che racchiudono, ma ciò che liberano...

Bryan Zingmark - Tsunami sun



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Al mio posto

domenica 3 ottobre 2010 - Scritto da Stè alle 02:21
Assistevo passivamente in modo attivo. Ero incredulo e scioccato, ma allo stesso tempo affascinato e incantato da tale spettacolo, da tale concentrato di forza e dolce violenza, dalla persistenza con la quale senza perder fiato, coraggio e forza tutto si ripeteva nuovamente. Il cuore batteva forte e veloce: funzionava come poche volte ha fatto in vita mia, il fiato inizia a mancare ed il respiro si fa corto, ma le strazianti urla che mi circondano sono più forti di tutto: urla talmente forti da coprire il battito del cuore e la fatica nel respirare. Stavo male, ma mi sentivo bene, stavo bene: trovavo conforto semplicemente riconoscendomi negli schizzi d'acqua del mare che si infrange sugli scogli, schizzi alti svariati metri che sovrastano e cercano di impadronirsi di tutto, alti a tal punto da farti sentire dentro questa incredibile forza, dentro queste urla di agitazione, un lamento di eterno tormento, come se fossi destinato a soffrire per sempre. Il coinvolgimento mentale e fisico aveva raggiunto il suo apice quando un pensiero viene in me, il più semplice e naturale in quella circostanza: voler far parte anche ancora di tutto ciò che stava accandendo intorno a me. Invogliato dal vento che mi circondava e mi spingeva verso il basso, dove grandi onde ed immensi ma rassicuranti e sicuri vortici mi avrebbero accolto. A tenermi in contatto con il mondo reale, solo le mie mani, attaccate ad una ringhiera che urlava di lasciarsi andare, una ringhiera viscida di umidità e di lacrime di mare. Volevo farlo, ma non l'ho fatto. Potevo farlo e non l'ho fatto. Avrei voluto farlo e non l'ho fatto.

Latina, 19 settembre 2010



Stefano Cappelletti - "Sofferenza" (dal portfolio "Il mare come luogo di...")



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Siamo al sicuro...

venerdì 1 ottobre 2010 - Scritto da Stè alle 20:21
Fa paura ed è davvero molto preoccupante che certe informazioni siano così alla portata di tutti...

Una sineddoche: la centrale nucleare di Latina, perfettamente visibile in tutto e per tutto sia dalle mappe satellitari dei motori di ricerca BING che di GOOGLE...

Da Google Maps: si può tranquillamente girare nelle strade intorno alla centrale zoommando laterlmente fino a un livello di dettaglio impressionante. Con Bing (2) la situazione è ancora peggiore: oltre ad avere una defizione e livello di dettaglio maggiore, la visuale può essere anche ruotata, avendo una visione completa di tutti i lati di tutti i fabbricati...

Ci tengo a precisarlo di nuovo: è solo un esempio pescato casualmente della cesta dei tanti casi...

Art by design - Floral garden with stairs


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La mia vuota casa piena

mercoledì 22 settembre 2010 - Scritto da Stè alle 16:13
Ho costruito una bella casa: perfetta, bellissima, di mille colori allegri, ben curata e ben tenuta, un vero gioiello. e quando la gente passa davanti, sorride. Tutti sorridono!
Lascio giocare i bambini felici nel mio prato, gli lascio usare un'altalena e un piccolo parco giochi fatto apposta per loro. C'è anche un albero, per dare riparo dal sole, per tenere all'ombra un tavolino sul quale si possono anche fare i compiti.
Ascolto in silenzio i commenti pieni di ammirazione degli anziani che passeggiano dinnanzi alla mia casa, avanti e indietro tutto il giorno, e non parlano d'altro. Ho messo delle panchine per far riposare le loro gambe. Ho messo una fontanella per rinfrescare le loro bocche.
Quando si fa sera, ricordo ai bambini che ancora giocano che si sta facendo buio, che ci sono le loro mamme e i loro papà a casa che li aspettano, e li incoraggio a tornare a casa. Non appena andati via tutti i bimbi, ancora qualche anziano si trattiene per un po', poi si incamminano anche loro verso le loro calde case che li aspettano.
Io osservo il tutto da dietro i vetri della finestra in cucina, quella sopra il lavello. Esco di rado: la mia casa è troppo piena di nulla e il mio tempo è occupato da troppe nessunacosa da fare, e purtroppofortunatamente non riesco a trovarevolertrovare il tempo per uscire e stare con qualcun'latro.
Quelle poche volte che esco, cerco di farlo con il sorriso sulla bocca, onde evitare qualsiasi domanda.
Quando incontro qualcuno mi fa i complimenti per la mia casa e ringraziano per l'ospitalità. Io sorrido, ringrazio, e prima ancora che qualcuno me lo chieda, dico che stò bene e che sono felice senza mai togliermi il sorriso dalla bocca. Tutti sono felici per me allora, sono tutti contenti, io sono felice, sono contento.
Ho messo uno specchio proprio all'ingresso, sul mobiletto del telefono che non c'è: mi cade sempre lo sguardo negli attimi successivi al mio rientro. In quegli attimi il mio sorriso di plastica è ancora appeso sulla mia faccia per inerzia, così da avere un ricordo di me che sia quello di una persona sorridente, felice, che sta bene. Il più grande imbroglio della storia: riesco a vendere ciò che non ho talmente bene che sono arrivato a tal punto da convincermi di avere ciò che vendo. Mi sono convinto a tal punto che un giorno, mentre pranzavo, mi sono alzato e mi sono recato verso lo specchio all'ingresso. Per alcuni istanti ho esitato, aspettato, il cuore ha incominciato a battere sempre più forte.. Mi sono guardato e ho chiesto a quel signore riflesso nello specchio che tanto mi assomigliava: 
"Sei felice?"
"Sì, certo, tantissimo!"
"Davvero?"
"No..." rispose guardandomi negli occhi. Sorrisi, e me ne tornai in cucina a finire quello che avevo lasciato nel mio abbondante piatto vuoto, sul tavolo apparecchiato per due...


R. Leoncavallo - Vesti la giubba, Pagliacci (Franco Corelli - tenore,  Orchestra RAI di Torino, Alfredo Simonetto - direttore, reg. 1954)


Recitar! Mentre preso dal delirio,
non so più quel che dico,
e quel che faccio!
Eppur è d'uopo, sforzati!
Bah! sei tu forse un uom?
Tu se' Pagliaccio!
Vesti la giubba,
e la faccia infarina.
La gente paga, e rider vuole qua.
E se Arlecchin t'invola Colombina,
ridi, Pagliaccio, e ognun applaudirà!
Tramuta in lazzi lo spasmo ed il pianto
in una smorfia il singhiozzo e 'l dolor, Ah!
Ridi, Pagliaccio,
sul tuo amore infranto!
Ridi del duol, che t'avvelena il cor!


Link
Il video originale su youtube
Pagliacci, l'opera di R. Leoncavallo (Wikipedia)


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Segni..

martedì 7 settembre 2010 - Scritto da Stè alle 18:09
Già ci vedo da vecchi, domani: io con i segni della vanga e della terra sulle mani, tu, con i calli dell'arte. Sui nostri volti, le cicatrici di una vita vissuta felicemente: segni di sorrisi che sanno di cento anni. Nei nostri occhi, i segni dell'amore. Intorno a noi i nostri figli, come segni del dono della vita che si tramanda, e dell'amore che vince su tutto.

Kristen Craft - Bird Family


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Avere successo...

Scritto da Stè alle 10:11
Avere il rispetto e la stima delle persone intelligenti e l'affetto dei propri cari. Comportarsi sempre per quello che si è ed ammettere i propri limiti. Essere trasparenti, senza una seconda faccia e senza fare qualcosa aspettandosi un qualcosa indietro o con un secondo fine. Ridere con gli amici, ridere di se stessi. Non badare ai complimenti e agli elogi ma ascoltare bene critiche sincere e costruttive, dandosi la possibilità di migliorare. Vedere sempre il lato bello delle cose, sempre. Avere il sorriso e l'affetto dei bambini. Essere causa del sorriso sul volto di una persona. Questo per me è avere successo.


Debra Alouise - "Butterflies Flying High" with Cloud Shaped Bunny


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Sono un fantasma...

venerdì 3 settembre 2010 - Scritto da Stè alle 02:10

J. Sibelius, Valse Triste Op.44 - Berliner Philarmoniker, Herbert Von Karajan

Premi Play...

E' una giornata diversa dalle altre, me lo sento, si sente.  E' successo qualcosa, non si sentono più le voci delle farfalle, il tintinnio dei campanelli e il sibilare del vento attraverso foglie fili d'erba. Non c'è più nessun piccolo elfo sorridente: avevano smesso di sorridere quando tutto era finito, e così i loro lunghi nasi e i cappelli verdi se li è portati via il vento nuovo: il vento dell'autunno, che ha lasciato soltanto improvvise e fugaci foglie morte di rosso e di giallo.
Mi trovo in un posto che in cui non sono mai stato, un posto nuovo ma a me familiare nel quale mi muovo con naturalezza e disinvoltura. Sono fermo immobile, stupito e affascinato da quello che mi circonda e dall'atmosfera magica che accompagna il tutto, avvolto solamente da un vento freddo che mi riscalda e mi trasmette calore..
Mi trovo in una foresta, molto probabilmente a nord. E' inverno, forse Natale, e intorno a me tutta la vegetazione sembra sparita, sembra morta. Sembra morta ma dorme: la foresta sta riposando sotto una spessa coperta di neve che tutto ricopre e tutto rende bianco. E' tardo pomeriggio sta facendo buio, il sole si va sempre di più nascondendo dietro le aguzze cime dei monti che sono di fronte ai miei occhi: cime rocciose e spoglie, nude. Spoglie di neve, spoglie di vegetazione, spoglie di vita. Come delle mani ossute ma forti e muscolose che sanno di vita  e di vissuto, che spuntano con presunzione, ma con discrezione e saggezza dal bianco del candido manto nevoso. Rimango affascinato e non riesco a distogliere lo sguardo anche se so che si sta facendo buio. La temperatura sta scendendo ancora di più e sento che dovrei tornare al rifugio: un posto che non conosco, un posto che non so dove è, com'è e cos'è. So solo che sento di andare li, come per dire "devo tornare a casa, mi aspettano". Questo so, questo sento, questo mi basta. Nel tempo di un battito di ciglia gli occhi si riaprono, lo scenario è lo stesso, ma io e il mondo questa volta siamo divisi da una lastra di vetro e da una cornice di legno. Sposto lo sguardo, mi giro: intorno a me delle mura di legno: ecco, sono nel rifugio. Non c'è luce se non quella che entra dall'unica finestra dalla quale guardavo. A destra non molto lontano da me, un camino acceso, che non emana calore, suono, profumo. Continuo stupito a guardarmi intorno girando su me stesso. Ti vedo: hai un cappotto pesante, una sciarpa bianca e il tuo dolce sorriso... Guardandoti è come avessi dato vita a tutto: sento lo scoppiettare del camino, il profumo della legna che arde, il sibilo del vento che entra di nascosto tra le fessure delle tavole delle pareti. Mi guardi, e tendendomi una mano, con l'estrema dolcezza che ti contraddistingue mi sussurri sorridendo: "Andiamo!". Ti prendo la mano, mentre con l'altra ti sistemo la sciarpa. Il tempo di riaprire lo sguardo che siamo già fuori. Non ci siamo mossi. All'improvviso il freddo arriva anche alla mano che mi tenevi calda, alla mano con la quale tenevo la tua. Non ci sei più. La distrazione di un secondo per capire che fine avessi fatto, ed un colpo di vento decisamente più forte degli altri approfittò per farmi cadere, ed io, maldestro come sono, nemmeno il tempo di rendermi conto di cosa sta succedendo mi  lascio travolgere senza provare ad opporre resistenza, mi piego e casco all'indietro, alla volontà del vento. Sulla schiena. Mi ritrovai con la schiena a terra, il viso rivolto al cielo e con lo sguardo perso nell'infinito che ti cercava. Le nuvole veloci che andavano via, scappavano come se avessero il peso di sapere troppo, di avere visto troppo, come se avessero fretta di andare a riposare prima del sole: se fossero andate dopo il sole non avrebbero più potuto trovare la strada. Non capivo cosa stesse succedendo, ero incredulo e non capivo il confine tra sogno, fantasia e realtà: poco importa, so che saresti riapparsa nuovamente. Stavo bene, non sentivo più freddo: il pensiero che ti avrei riavuto tra le mie braccia mi tranquillizzava, mi proteggeva, mi riscaldava: non avevo il bisogno di scappare anche se sapevo che stava per accadere qualcosa di brutto. Inizia a piovere... Strano, a quella temperatura avrebbe dovuto nevicare.. Non è normale, ho sempre più paura. Mi alzo di scatto e inizio freneticamente a guardare intorno: niente più neve, niente montagne, niente foresta: ora mi trovo in una prateria verde, con erba corta. E' sparito tutto, ma una cosa è rimasta: il vento che mi accarezza, mi avvolge e che mi abbraccia, che mi butta giù ma che mi fa rialzare all'improvviso... In lontananza un qualcosa che assomigliava alla silhouette di un'essere vivente, di una persona. Sono sfinito, distrutto. Inizio a correre con le lacrime che controvento mi bagnano il viso. Più corro più stò bene, più corro e più quel contorno di persona difronte a me inizia a prendere forma. Ti vedo, sei tu. Ti corro incontro, non smetto di correre anche se sono a due passi difronte da te. Ti travolgo, stavolta sono io che ti butto giù, ti abbraccio, ti bacio. Sei immobile, ferma, fredda. Tutto si ferma. Riprende a soffiare il vento, inizi a ridere. Stò bene, stiamo bene. Hai paura, abbiamo paura, ma stiamo bene e sorridiamo. Il cielo è lo stesso, ma non siamo più sdraiati, siamo sulla punta di un burrone: dietro di me una gola profonda. Il terreno dietro di te inizia a sgretolarsi fino a quando non ci ritroviamo in piedi su di una striscia di roccia di qualche centimentro appena. Sento di saper volare, senza che ti dicessi niente, come se mi leggessi dentro, ti aggrappi a me e ci buttiamo. Nel vuoto balliamo, balliamo un valzer. Balliamo, ballando i nostri corpi e le nostre anime si uniscono e formano una cosa sola per sempre. Ancora una volta all'improvviso: una fitta. Stò cadendo, stò andando sempre più veloce e sempre più giù. Non ci sei più sono rimasto solo, le tenebre stanno vincendo sul tutto. Tutto perde forma, tutto si smaterializza. Io nel buio. Il buio. Ti ho lasciato andare mia amata, mi sono lasciato andare. Siamo svaniti nel nulla. Tu, io, noi, come ricordi, come rimpianti, come fantasmi...
La musica finisce, si spengono le luci, cala il buio su tutto, cala il sipario...

Questo invece secondo la bellissima, commovente e molto toccante interpretazione di Bruno Bozzetto, nel film "Allegro non troppo", del  lontano 1977...

Jean Sibelius - Valse Triste from - Allegro non troppo, Bruno Bozzetto

Link
Il video originale su youtube
J. Sibelius, Valse Triste Op.44 - Berliner Philarmoniker, Herbert Von Karajan


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Stai ferma. Respira.

giovedì 2 settembre 2010 - Scritto da Stè alle 15:09
Skye - Love show




Sit down, give me your hand,
I'm gonna tell you the future.
I see you, living happily,
with somebody who really suits ya,
someone like me.
Stand still. Breath in.
Are you listening?

You don't know
somebody's aching.
Keeping it all in,
somebody won't let go, of his heart
but the truth is, it's painless,
Letting your love show...

Break down. Give me some time,
I don't want the fear to confuse ya
right now, it's so wrong
But maybe it's all in the future,
with someone like you.
Stand still. Breath in.
Are you listening?

You don't know
somebody's aching.
Keeping it all in,
somebody won't let go of his heart
but the truth is, it's painless,
Letting your love show...

Maybe truth, maybe lies
made me want you,
maybe dumb, maybe wise...?
I don't know...
Somebody's aching.
Keeping it all in
Somebody won't let go of his heart
but the truth is It's painless,
Letting your love show...

You don't know
somebody's hurting.
Holding it all in
somebody can't let go, of his heart
but the truth is,
It's painless...
Letting your love show...
Letting your love show...
Love show.. Love show..
Siediti, dammi la tua mano,
sto per dirti del futuro.
Ti vedo, che vivi felice,
con qualcuno che davvero fa per te,
qualcuno come me.
Stai ferma. Respira.
Stai ascoltando?

Tu non conosci
il dolore degli altri.
Lo mantengono tutto dentro di loro, 
non lo faranno uscire dal loro cuore 
ma la verità è che è semplice,
Mostra il tuo amore...

Interruzione. Dammi un po' di tempo,
non voglio che la paura ti confonda
proprio ora, è così sbagliato
ma forse è tutto nel futuro,
con qualcuno come te.
Stai ferma. Respira.
Stai ascoltando?

Tu non conosci
il dolore degli altri.
Lo mantengono tutto dentro di loro,
non lo faranno uscire dal loro cuore
ma la verità è che è semplice,
Mostra il tuo amore...

Forse la verità, forse le bugie
mi hanno fatto volere te,
forse la tua stupidità, forse la saggezza...?
Non lo so...
Il dolore degli altri.
Lo mantengono tutto dentro di loro,
non lo faranno uscire dal loro cuore
ma la verità è che è semplice,
mostra il tuo amore...

Tu non conosci
le ferite degli altri,
le stringono dentro di loro,
non riescono a farle uscire dal loro cuore
ma la verità è che,
che è semplice,
Mostra il tuo amore...
Mostra l'amore...
Mostra il tuo amore...


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E' domenica...

mercoledì 1 settembre 2010 - Scritto da Stè alle 13:36
E' domenica, è ora di pranzo. Quasi all'improvviso, come se ci fosse stato un grande interruttore, la città si è spenta, la vita si è fermata: nessun suono, nessuna voce o nessun rumore riempiono e zittiscono il silenzio che, come d'incanto, vince su tutto. Ora la pace, la tranquillità: un attimo di tempo per fermarci, riflettere e assaporare tutte le nostre emozioni, i nostri sentimenti ed ascoltare i rumorosi battiti del nostro cuore che sembrano come stonati battiti di grancasse di un orchestra in pausa: ecco che il silenzio viene meno, si riempie di parole, pensieri, sorrisi, lacrime... Di tutto un po', di tutto e niente. Di fronte a me un muro, azzurro, una cartina geografica, tu che, anche se non sei fisicamente qui con me, mi sorridi con i tuoi occhioni e illumini il buio della luce del giorno. E' assurdo, ci sei, ti vedo. So che non ci sei, ma ti continuo a vedere lo stesso. Alzo gli occhi e li ripunto sul foglio perchè imbarazzato anche da un tuo sguardo immaginato, dalla tua estrema dolcezza che riempie questa stanza, e non solo questa stanza...
Prendo un po' di coraggio, alzo lo sguardo, ti osservo, ti assaporo, ti gusto, Sei seduta li sul un banco assorta nei tuoi pensieri. Sorridi, ti guardo. Ti accorgi che ti stò guardando, mi sorridi. Ti abbraccio e ti accarezzo, ma senza spostarmi di un centimetro e senza il bisogno di toccarti o di sfiorarti. Ti sento. Ti sento dentro di me, ti sento nelle mie braccia e nel mio corpo. Mi sento in te, nel tuo corpo, nei tuoi bellissimi capelli mossi, nel tuo profumo di amore e felicità, nel tuo sguardo pieno di dolcezza, semplicità e naturale spontaneità. Stò benissimo, sono felice. Non mi manca niente davvero..
Un cartellone cade. Mi alzo, ti cerco ma non ci sei più. Torno al mio banco, abbasso lo sguardo. Ho paura di alzarlo e di non trovarti più. Mi accascio. Piango. Mi riposo. 
Mi sono addormentato... Il sonno si fa sempre più leggero e inizio a sentire una mano che mi accarezza... Apro gli occhi, alzo lo sguardo. E' la tua mano: sei tu, ci sei tu...

Cava de Tirreni, 29 Agosto 2010


Natasha Wescoat - Custom with the waves


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Tiou..

domenica 11 luglio 2010 - Scritto da Stè alle 13:41
In buona sostanza: le coppie veramente giuste sguazzano nella stessa merda di tutti gli altri, la grossa differenza è che non si lasciano mai sommergere... Uno dei due si farà forza e ogni volta che serve, lotterà per quel rapporto; se è giusto e se sono molto fortunati, uno dei due dirà o farà qualcosa...

Dr P. C.

Leonid Afremov - Kiss on the bridge

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Scelte...

venerdì 18 giugno 2010 - Scritto da Stè alle 05:42
Hai preso una strada a senso unico dalla quale non si torna più indietro: una strada stretta, dove non si può camminare vicini. Si stà facendo buio. Inizi a correre, ti inseguo. Per quanto sia forte e veloce, tu lo sei più di me. Si è fatto buio, non ti vedo più ma continuo a correre lo stesso con la speranza di acchiapparti. Mi accascio. Intorno a me il buio, nient'altro. Alzo gli occhi al cielo, una miriade di puntini luminosi invadono il cielo, squarciano il buio della notte e illuminano il buio. Mi rialzo, con la testa alta e gli occhi al cielo riprendo a correre più veloce che posso e con la speranza che ti sei girata, che stai correndo verso di me e che ci daremo una testata, un abbraccio, e un lungo bacio...

Vincent Van Gogh - Notte stellata (1889)


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Sì...

mercoledì 16 giugno 2010 - Scritto da Stè alle 06:43
E alla fine l'amore trionferà indiscriminatamente su tutto e su tutti... Come il giorno sulla notte, come la luce della luna e delle stelle sul buio della notte, come l'arcobaleno sulla pioggia, come il sereno sulla tempesta... Sì...

Non conto più. Mi siedo affianco a te. Stò fermo. Ti ascolto contare. Ascolto il tuo respiro. Aspetto che tu finisca.


Leonid Afremov - Touching for


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Tic, tac.

martedì 15 giugno 2010 - Scritto da Stè alle 05:05
Il ticchettio delle lancette dell'orologio non scandisce solamente il passare del tempo, anzi scandisce tutto, ma quello propri no. Scandisce il trascorrere di attimi che non torneranno più... La funzione di quel ticchettio sarebbe quella di far capire il trascorrere del tempo secondo un parametro oggettivo ed indistintamente uguale per tutti, quando così non può essere. Esperimento non riuscito nel mio caso. Per me quel ticchettio indica un secondo che è finito, e che ne sta per iniziare un altro. Ogni tic è diverso da precedente, li stò conoscendo tutti... Potrei chiamarli per nomi, uno ad uno... Nomi pronunciati invani che mai avranno risposta, nomi di secondi che sono partiti per un viaggio di sola andata verso il futuro...

Ho perso il conto, rincomincio. Rincomincio con la speranza che nel frattempo sia già domani...  Uno , Due, Tre, Quattro, cinque, Sei, Sette, Otto, Nove, Dieci, Undici, dodici, Tredici...


Theo Dapore


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