Ai lòv mai biùtiul Cauntri

sabato 16 ottobre 2010 - Scritto da Stè alle 17:17
Prima di iniziare, è bene procedere con le presentazioni di tre personaggi che hanno un ruolo fondamentale in tutta questa triste vicenda che stò per andare a raccontare e che stiamo vivendo: personaggi la cui conoscenza si da per scontata, ma che è meglio conoscere un po’ più a fondo essendo così certi di sapere di cosa di sta parlando. Stiamo parlando delle diossine, del C.D.R. e del percolato.


T+
Altametnte tossico
Le diossine sono sostanze cancerogene non biodegradabili, facilmente accumulabili attraverso la catena alimentare. Si formano per reazioni di ossidazioni come quelle che avvengono in processi di combustione come per esempio inceneritori o acciaierie. E’ stato dimostrato che il processo di formazione dei composti della famiglia delle diossine ha luogo durante la fase iniziale della combustione dei rifiuti, e cioè quando viene liberato HCl allo stato gassoso in presenza di catalizzatori, quali per esempio rame e ferro. I principali materiali che favoriscono alla formazione di composti della famiglia delle diossine, sono quelli che contengono cloro organico, e cioè legati a materiali organici polimerici, come per esempio il PVC. La presenza di cloro e di metalli nel materiale che prende parte alla combustione sono le due principali condizioni per la formazione delle diossine: il cloro (nella forma di acido cloridrico gassoso) viene liberato durante la combustione del rifiuto dalla dereticolazione dei polimeri clorurati (che avviene a circa 300 °C), formando quindi cloro gassoso se l’acido viene a reagire con l’ossido di un metallo di transizione in forma bivalente, quale ferro o meglio il rame. Detto in parole povere: dando fuoco a dei rifiuti, quali per esempio delle materie plastiche, durante la combustione si forma acido cloridrico (che respiriamo) ed in presenza di metalli (quali per esempio il ferro o peggio ancora il rame) l’acido cloridrico reagisce, formando composti molecolari ancora più tossici dell’acido cloridrico che appartengono alla famiglia delle diossine, altamente tossici e cancerogeni che possono essere trasmessi all’uomo (oltre che con la respirazione) attraverso la catena alimentare: le diossine vengono assorbite dagli ortaggi e da animali che ci ritroviamo poi a mangiare sulla nostra tavola. 
Il C.D.R. (acronimo di “Combustibile Derivato dai Rifiuti”) è un combustibile solido ottenuto dalla triturazione e dal trattamento degli R.S.U (ovvero i rifiuti solidi urbani), e viene raccolto nelle cosiddette “ecoballe”. Durante il processo di produzione del C.D.R. vengono eliminati materiali non combustibili (come per esempio vetro e metalli) e la componente umida (materia organica come scarti allimentari o agricoli) per essere poi triturati e compressi in grosse balle chiuse con vari strati di pellicola plastica. All’interno delle balle, per legge, più del 50% del peso non può essere costituito da rifiuti riciclabili (quali per esempio plastiche non clorurate come PET, PE e simili), poli accoppiati plastici (come imballaggi multimateriale plastica-alluminio o plastica-alluminio-carta), gomme sintetiche non clorurate e fibre sintetiche non contenenti cloro. Le ecoballe essendo considerate rifiuti speciali, possono essere smaltite liberamente anche in Regioni diverse da quelle di provenienza, ed il CDR bruciato anche in forni industriali non specificatamente progettati per questo uso (come quelli dei cementifici, per esempio) dove può essere un combustibile economicamente vantaggioso. In termini pratici le ecoballe non sono altro che monnezza compressa, triturata ed incelophanata. 
I rifiuti solidi urbani restano attivi per circa 30 anni, durante i quali viene prodotto un liquame che si forma per la maggior parte attraverso i naturali processi di decomposizione dei rifiuti, dall'infiltrazione di acqua nella massa degli stessi ed in misura minore, anche prodotto dalla progressiva compattazione dei rifiuti. Questo liquame prende il nome di percolato. Per legge, il percolato deve essere captato ed opportunamente trattato nel sito stesso della discarica o trasportato in impianti specifici. Ma non sempre è così, e talvolta il percolato  viene fatto confluire anche direttamente da discariche non a norma di legge in terreni e canali vicini, andando a compromettere così terreni e falde acquifere. Il sistema di captazione consiste in una serie di tubi fessurati immersi in uno strato drenante composto da ghiaia appena al di sopra dello strato di impermeabilizzazione. 

Una volta fatte le dovute presentazioni, possiamo capire meglio di cosa si sta parlando e possiamo incominciare con il nostro racconto. Una storia che si racconta con un senso di amaro in bocca, ed una sensazione come di un pugno allo stomaco: un’altra triste pagine della storia d’Italia che si sta scrivendo da 16 anni e a cui non si è messa davvero ancora la parola fine, risolvendo il problema. La storia dello stabilimento della Montefibre di Acerra, degli appalti vinti dalla Fibe-Impregilo, della Camorra S.p.A divisione rifiuti e delle industrie del nord che vengono a distruggere il nostro bellissimo territorio. C’era una volta Acerra. E non solo. 
L’11 febbraio 1994 con ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri la regione Campania viene commissariata per l’emergenza rifiuti. Durata prevista: 10 mesi. Durata dell'effettivo commissariamento: 190 mesi, 15 anni. 
Nella regione Campania operano una pluralità di commissari straordinari di governo per i rifiuti, le acque, bonifiche e le cave: non c’è più nessun settore ambientale che non sia gestito da un commissariato straordinario di governo con modalità eccezionale e straordinarie. 
Ci troviamo in un territorio pesantemente legato ad una tradizione mafiosa di tipo camorristica. 
Acerra: una volta la zona più fertile della Campania, ora una terra avvelenata, e deturpata dall’uomo e dalla sua sete deviata di potere e denaro. C’erano una volta pastori che scendevano dai monti limitrofi per portare i loro greggi di pecore a pascolare qui, ad Acerra. Oggi: greggi decimati con più di duemila pecore tra morte ed abbattute: quelle che rimangono e che una volta arrivavano a pesare anche settanta/ottanta chili, ora non raggiungono neanche la quindicina. 
Discariche militarizzate e blindate per far passare per legale, pulito e a norma quello che evidentemente pulito, legale e a norma non è. Discariche “a norma” fatte in fretta e furia, con laghi di percolato di 200 metri senza i necessari pozzi per l’emungimento del percolato stesso. Percolato che dovrebbe essere raccolto e smaltito viene fatto confluire in fiumi e terreni circostanti, inquinando le falde acquifere che inevitabilmente arrivano poi fino a noi: l’uomo che si scaglia contro la natura, la stessa natura che poi si porta in casa sulle nostre tavole con tutte le sue ferite. I pozzi sono inquinati e la diossina supera di 100.000 (centomila) volte il limite consentito dalla legge. Superato il limite di centomila volte ti arrestano perché c’è troppa diossina nell’aria che respiri? No, muori. E intanto i politici e i camorristi si continuano ad arricchire sulle spalle della povera gente che si ammala e muore di tumore. Nel 1987 un decreto del Ministero dell’Ambiente definisce Acerra come “territorio ad elevato crisi di rischio ambientale”. 
Nell'Agosto del 2004 in seguito ad un articolo dei ricrcatori K. Senior e A. Mazza dal titolo “Italian “Triangle of deadh” linked to waste crisis” (“Il “Triangolo della morte” italiano collegato alla crisi dei rifiuti”) pubblicato sulla rivista scientifica internazionale “The Lancet Oncology”, la zona tra i comuni di Acerra, Nola e Marigliano prese il nome di “Triangolo della morte”. Triangolo della morte non di certo per i morti di sparatorie, no di certo. Triangolo della morte per l’elevato tasso di morte per cancro che è continuato ad aumentare negli ultimi anni. L’indice di mortalità è il numero di morti in un anno ogni 100 mila abitanti. Nella zona abitano circa 550.000 persone e l’indice di mortalità per tumore al fegato è 38.4 per gli uomini e 20.8 per le donne. La media nazionale è 14. La mortalità è più alta anche per i casi di cancro alla vescica e al sistema nervoso. A contrario di ciò la mortalità per tumore in Campania è inferiore alla media italiana. 
Causa principale ovvia ma non troppo di questo incremento di mortalità, è lo smaltimento illegale di rifiuti tossici (in particolar modo di quelli provenienti dal nord Italia) da parte della Camorra. Affermato anche dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in un discorso il 6 giugno 2008 “E’ assolutamente accertato anche in sede parlamentare sistematici trasferimenti di rifiuti tossici, altamente pericolosi da industrie del nord in territorio campano, con l’attiva cogestione da parte della Camorra”. Ulteriore conferma per attribuire la provenienza dei rifiuti tossici al nord Italia è stata la presenza nelle campagne campane e nel sangue degli abitanti delle zone colpite, di alte percentuali di PBC, prodotto da industrie assenti in Campania. 
PBC, ossia i policlorobifenili. Sono composti chimici dotati di una grande stabilità che li rende difficilmente degradabili, acuendo l’effetto di bioaccumulazione negli organismi viventi. Da studi epidemiologici delle vie respiratorie e cardiovascolari è risultato che i PCB vengono assorbiti sotto forma di vapori attraverso l’apparato respiratorio e per contatto attraverso la cute. E' stato inoltre riscontrato anche un possibile assorbimento per via gastroenterica a seguito di ingestione accidentale o per la presenza dei composti nella catena alimentare. I composti contenenti PBC sono considerati per la loro tossicità nei confronti dell’uomo e dell’ambiente, tra gli inquinanti più pericolosi. 
L'ecomafia è una mafia dalle "mani pulite", una mafia che usa camion e ruspe invece che pistole ed altre armi. L’ecomafia produce molti più morti lente nel tempo che qualsiasi altra organizzazione criminale abbia mai fatto sino ai giorni nostri: stà influendo in modo molto pesante sulla stabilità dell’ecosistema e sulla salute di esseri viventi, animali e persone. Stà producendo malformazioni genetiche, tumori ed animali che nascono deformi. 
Non si sa come smaltire rifiuti? Cosa si fa allora: si fanno scavi, si scarica, si interra tutto e si richiude: rifiuti per lo più tossici la cui gestione e smaltimento richiederebbe un impegno economico di gran lunga molto superiore a quello per smaltire i rifiuti in questo modo. Interramenti, sversamento in pozzi e fiumi, fanghi tossici spacciati per fertilizzanti che vengono mischiati nella terra seminata con prodotti che ci ritroviamo a mangiare tutti i giorni sulla nostra tavola. Livelli di cadmio, alluminio e arsenico altissimi nei terreni e nelle falde acquifere. Oasi naturali usate come discariche per rifiuti speciali altamente pericolosi e tossici, big bag (che grossi sacchi usati dalle industrie per raccogliere scarti e rifiuti altamente tossici come per esempio polveri di abbattimento fumi delle siderurgie) li troviamo come nulla fosse abbandonati per strada, esposti direttamente agli agenti atmosferici, al contatto diretto con le persone e animali. La Camorra è molto potente e ben agganciata alla politica: non esiste qualcuno che controlla, e chi dovrebbe controllare, davanti a tangenti ed altri favori è ben lieto di chiudere gli occhi per guadagnarci e specularci sopra. Traffici gestiti dalla malavita locale che conosce molto bene il territorio, il proprio territorio. 
I in seguito all’operazione “Ultimo atto-Carosello” nel 2006 furono stati arrestati Giovanni e Cuono Pellini, a capo di un enorme traffico di rifiuti tossici riconducibile all’intermediazione dell’omonimo gruppo imprenditoriale: dal novembre 2002 fratelli Pellini sversano abusivamente ad Acerra, Giugliano, Qualiano, Bacoli, Villaricca e Caivano circa un milione di tonnellate di rifiuti tossici quali amianto, scorie di fonderia, fanghi industriali, policlorobifenili, olii esausti ed idrocarburi, spacciandoli per fertilizzanti. Il fatturato è di 27 milioni di euro in tre anni. Tra i proprietari dei terreni compaiono anche l’Igemar s.a.s. e la Pozzolana Flegrea s.r.l.. Nella maggior parte si trattava di rifiuti speciali provenienti da industrie del nord Italia come la Nuova Esa di Marcon, la Servizi Costieri Marghera, la Decoindustria in Cascina
Gaetano Vassallo, boss pentito facente parte del clan dei Casalesi, nel settembre del 2008 confessa che per 20 anni (vent’anni) sversa sistematicamente in Campania rifiuti tossici, corrompendo politici e funzionari del commissariato di Governo. Sempre nel 2008, grazie al Nucleo Tutela Ambientale dei Carabinieri di Roma e al reparto territoriale di Aversa è stato scoperto un traffico illegale di rifiuti tossici, in particolare di fanghi di depurazione proveniente da Porto Marghera. Artefici di ciò sempre loro, il clan dei Casalesi. I fanghi e gli altri rifiuti una volta prelevati, venivano riversati nelle campagne di Aversa e Acerra. 

N
Pericoloso per l'ambiente
Tra gli artefici dell’avvelenamento delle terre campane ed in particolare della zona di Acerra, vi sono anche l’inquinamento e le scorie prodotte e smaltite illegalmente dallo stabilimento della Montefibre della stessa Acerra, stabilimento che ha funzionato a pieno regime per 12 anni. Montefibre S.p.A., abbreviazione della Montedison Fibre è una società nata nel 1972 nell’ambito della razionalizzazione delle aziende di proprietà Montedison, nella quale riunì tutte le attività di produzione di tecnofibre. Nel 1982, in seguito alla razionalizzazione industriale che aveva subito, viene aperto un nuovo stabilimento ad Acerra, andando a sostituire così il vecchio impianto di Casoria. Il progetto fu della Dynamit Model che nonostante fosse un nuovo impianto, come tecnologie, sicurezza, ed inquinamento, può essere considerato già un impianto obsoleto. Dal 94, non si sa perché, la Montefibre di Acerra non ha più un impianto antincendio. Numerosi incendi sono scoppiati all’interno dello stabilimento nel silenzio più totale, senza allertare la popolazione e gli abitanti delle zone limitrofe intanto che intorno a loro si sprigionavano nubi tossiche che con il vento si espandono per 20 chilometri. 
Processo principale ad Acerra era la produzione di dimetilterftalato (DMT) per la cui produzione venivano usate sostanze chimiche altamente pericolose come il paxilolo, metanolo, acetato di cobalto usato come catalizzatore. 
La Montefibre, come ogni industria ha i suoi scarti ed i suoi rifiuti, e quando non li riescono a smaltire, viene costruita una piazzola all’interno della fabbrica dove vengono ammassati, in bidoni metallici all’aria aperta,   dove verranno poi abbandonati al loro destino senza più nessuno li controlli e se ne curi. Altri invece scaricati  illegalmente nei terreni e nei fiumi della zona, inquinando così il territorio in modo profondo con materiali altamente tossici, ma questi sono "solo" i danni che vengono provocati in maniera diretta. Intanto le persone e gli animali continuano silenziosamente a morire.

Quando si devono far sparire dei rifiuti (più o meno tossici, ma comunque in modo non legale e non pulito) oltre ad essere interrati, sversati in fiumi, pozzi e terreni vengono anche bruciati: vengono scavate delle fosse sul quale fondo viene messo un letto di combustione (in genere copertoni o materiale gommoso-plastico che brucia più a lungo e non si spegne al contrario della carta) e sopra ci si scaricano rifiuti tossi e quant’altro (come abbiamo visto basta del semplice PVC e dei metalli per la formazione di acido cloridrico gassoso e diossine). A queste attività quindi si aggiungono anche i numerosi roghi appiccati per eliminare copertoni o per recuperare il rame dai cavi elettrici. E’ stato accertato dai carabinieri che nel solo periodo tra gennaio e marzo 2007 nella zona tra i comuni di Qualiano, Villaricca, Giugliano, sono stati bruciati 30.000 chili di rifiuti, con un profitto di 118.000 euro, guadagnandosi il soprannome di ”Terra dei fuochi”. E purtroppo è un fenomeno in crescita che si sta estendendo anche ad altre zone della Campania e del Sud Italia. 

Il progetto che ha vinto la gara per la realizzazione e gestione degli impianti per lo smaltimento dei rifiuti, è stato quello più scadente tra tutti i presentati: quello più scarso tecnicamente ma più vantaggioso economicamente. Le regole fissate dal Ministero per l’Ambiente nel bando di gara prevedevano un valore di 2/3 per l’offerta economica e di 1/3 per quella tecnica. Essendo stato economicamente il più vantaggioso, anche un giudizio molto critico sull’offerta tecnica non riuscì a compensare un’offerta economica incredibilmente più bassa di quella degli altri concorrenti. Il 20 Marzo 2000 la Fibe-Impregilo si aggiudica la gara d’appalto per la realizzazione e gestione degli impianti di smaltimento R.S.U. di tutta la Campania. Si impegna a realizzare impianti di produzione di C.D.R. per la selezione e trattamento dei R.S.U. al fine di produrre ecoballe per l’inceneritore e due inceneritori per la combustione delle stesse ecoballe. 
Aggiudicandosi la realizzazione degli impianti, il trasporto, il trattamento, l’individuazione e l’acquisto di siti, il livello di sicurezza è minimo e massimo è il livello di probabilità di infiltrazioni mafioso, essendo tutti gestiti dalla stessa società, e senza possibilità di controllo del legale e regolare svolgimento di tutte le fasi da parte di terzi. 
Intanto che il termovalorizzatore viene costruito, le ecoballe prodotte negli impianti si accumulano, e vengono ammassate all’aria aperta a diretto contatto con gli agenti atmosferici. Essendo le ecoballe solamente immondizia tritata e impacchettata non si fa che far nascere nuove discariche abusive nei luoghi dove venivano accatastate.
Il comune di Acerra ha pagato per anni la cifra di 15.000.000 (quindici milioni) di lire al giorno per anni l’affitto di 10.000 metri quadri per depositare i rifiuti in attesa di smaltimento. Oltre alle ecoballe accumulatesi in attesa della costruzione dell’inceneritore, ora ce ne sono altre che non si possono bruciare perché non sono state prodotte secondo i requisiti tecnico ambientali richiesti per l’incenerimento. A Taverna del Re (comune di Gugliano a 25 chilometri da Napoli) le ecoballe occupano oggi una superficie di oltre 3,5 milioni di metri quadri. Le ecoballe sono diventate 6 milioni e si estendono per una superficie di 25 chilometri: dal 2004 giacciono in attesa di destino. “Questa commissione (la commissione di vigilanza n.d.r.) ha raggiunto la comune valutazione: il C.D.R. prodotto non risponde assolutamente ai requisiti richiesti. Tra le molte anomalie: nelle ecoballe sono state rinvenute percentuali di arsenico superiore ai limiti imposti, oltre che ad oggetti interi (ad esempio una ruota completa di cerchione e pneumatico). Essendo stata accertata la scarsissima qualità del C.D.R. contenuto in queste ecoballe, è in discussione il suo stesso utilizzo in impianti di termovalorizzazione.” 
La pessima qualità del progetto è constatabile con mano e gli conseguenze sono sotto gli occhi di tutti, con effetti sia diretti e indiretti che vengono pagati da noi cittadini con la nostra pelle, con la nostra salute. La Fibe-Impregilo è stata in seguito rinviata a giudizio per i ritardi e la pessima qualità degli impianti stessi.

Nella discarica di Pianura in seguito ad un’inchiesta della commissione parlamentare sui rifiuti è emerso che fanghi dell’A.C.N.A. (Azienda Coloranti Nazionali e Affini, operato dal 29 al 99) di Cengio (SV) sono stati smaltiti qui almeno 800.000 (ottocentomila) tonnellate. Dalla Procura di Napoli è stata condotta un’indagine epidemiologica tra gli abitanti delle zone limitrofe ai siti interessati che ha dimostrato che almeno 60 persone hanno contratto il linfoma di Hodgking. Sversamenti irregolari sono stati scoperti anche nella discarica di Cava Riconta a Villaricca grazie ad intercettazioni telefoniche sulla stessa società Fibe. 
La discarica regionale di Villaricca è stata “ufficialmente” chiusa il 26 maggio 2007 per gravi irregolarità. 
Dopo 9 mesi, il 7 Luglio 2007 Guido Bertolaso commissario straordinario di emergenza rifiuti si dimette dall’incarico. Gli subentra il Prefetto di Napoli Alessandro Pensa. Dopo 5 mesi il viceprefetto di Napoli Umberto Cimino. Dopo 8 giorni (8 Gennaio 2008) l’ex capo della polizia Gianni de Gennaro nominato per 120 giorni. Nuovamente Guido Bertolaso, dal 21 Maggio 2008 al 17 Dicembre 2009. 
Il 30 luglio 2007 la procura di Napoli nell’ambito delle indagini relative al traffico dei rifiuti in Campania ha richiesto il rinvio a giudizio per Antonio Bassolino in qualità di commissario straordinario nel periodo 2000-2004 e fra gli atri, Pier Giorgio Romiti e Paolo Romiti, ex vertici del gruppo Fibe-Impregilo per abuso d’ufficio, truffa e frode in pubbliche forniture. 
Il G.I.P. di Napoli ha disposto nei confronti del gruppo Fibe-Impregilo il sequestro preventivo di 750milioni di euro e il divieto di contrattare per un anno con la pubblica amministrazione per le attività di smaltimento rifiuti, salvo che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio. 
Nel nome dell’emergenza e in attesa di una nuova gara la Fibe-Impregilo continua a gestire gli impianti di smaltimento rifiuti. 
Il 17 giugno 2010 la Corte di Cassazione ha disposto l’annullamento del provvedimento di sequestro preventivo disposto per Impregilo nell'ambito di un'inchiesta sul ciclo di smaltimento dei rifiuti in Campani. 
In Campania sono state censite “ufficialmente” 1200 discariche abusive. 
1763 kmq di territorio sono inquinati a causa degli sversamenti legali ed illegali. 
Nel 1997 sono stati stanziati dallo Stato oltre 174 milioni di euro per le bonifiche. Nessun sito è stato ancora bonificato
Nell’aprile 2007 l’Unione Europea ha condannato l’Italia per aver tollerato la presenza di 4866 discariche illegali sul proprio territorio. Dal 1998 giace in Parlamento la proposta di legge per inserire i delitti ambientali nel codice penale. 
Lo stato di emergenza è ufficialmente cessato sulla base di un decreto legge approvato dal Governo il 17 dicembre 2009 che fissa il 31 dicembre 2009 come fine dello stato d’emergenza e del commissariamento straordinario.
Ai lòv mai biùtiful Cauntri...


A Novembre del 2007 al Torino Film Festival viene presentato il documentario “Biùtiful cauntri”: film documentario sulla crisi dei rifiuti in Campania e sul totale fallimento dell’intero sistema di gestione, e controllo dei rifiuti in Campania. Storie di denuncia e testimonianze del massacro di un territorio, dell’ex zona lussureggiante della Campania Felix, di quella che una volta era tra le zone più fertili della regione: è la terra di cui abbiamo parlato fino ora. A parlare è un pastore, i cui animali sono stati condannati all’abbattimento: tutti con tassi di diossina altissimi, ma non sono gli unici esseri viventi senza scampo: con loro (e come loro) gli uomini, le donne e i bambini che finora se ne sono presi cura.
Il business della Camorra con le oltre 1200 discariche abusive, i danni provocati dallo stabilimento della Montefibre di Acerra ad un passo dagli allevatori di bestiame.
Un film potente, di grande impatto emotivo, molto intenso e sconvolgente, che non può lasciare indifferente chi lo guarda. La sensazione che si prova durante la visone è una sensazione che fa male, e che non ti abbandona fino all’ultimo minuto di proiezione. Oltre all’aspetto informativo, a colpire lo spettatore sono ancora di più i volti e le voci delle vittime di questa catastrofe: persone come noi. L’intero viaggio nel business dei rifiuti è guidato dall’educatore ambientale Raffaele del Giudice: un uomo che non si arrende, che denuncia continuamente discariche illegali ed impianti non a norma, che va  avanti nonostante le minacce ricevute dalla Camorra “non quelle de visu, ma quelle che si sentono nell’aria che si respira, nel recinto in cui ti chiudono”.
Come paragone per la condizione in cui viviamo, quella di un gregge di pecore, ammalate “di diossina”: l’umanità che si china, si inginocchia, e nelle sue sofferenze finisce di consumarsi per poi morire. Un film, e anche la triste realtà dei fatti purtroppo, nella quale si pensa che abbattendo le pecore e i capi di bestiame malato, allora non c’è più pericolo. Non c’è pericolo per la patata D.O.C. di Acerra e i Finocchi D.O.C. crescono qui, perché abbattendo (o per meglio dire sacrificando) le pecore, si vuole illudere che si sta facendo qualcosa per combattere e risolvere il problema. Abbattuti i capi di bestiame malato non si risolve la situazione: la diossina c’è e rimane: nell’aria, negli ortaggi, nell’acqua, nella pioggia.. In noi.

video
Biùtiful Cauntri - Trailer ufficiale

Per approfondire

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