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Quando solo lo spread e le banche fanno notizia

giovedì 1 marzo 2012 - Scritto da Stè alle 23:48

Oggi si festeggia S. Luigi Termano, martire del lavoro (Arzano (NA), 14 Agosto 1985 - Roma 01 marzo 2012).
"Con  grande  tristezza Roma Metropolitane si unisce al cordoglio  dei familiari e dei
colleghi di lavoro dell’operaio  Luigi Termano, deceduto oggi a seguito dell’incidente
occorso ieri sera in una cantiere della Linea C. Luigi Termano era nato ad Arzano (NA)
il 14 agosto 1985. Ha lavorato alla realizzazione della Linea B1 con la ditta Sider
System  dal 2007  fino a settembre del 2011. Passato poi alle dipendenze della
COGEDI, ha lavorato alla realizzazione della Linea C fino al  drammatico incidente di
ieri."
Eroi non sono soldati che salvano la Patrria, eroi sono coloro che con uno stipendio da operaio mandano avanti una famiglia e fanno studiare i figli. Eroe è per me chi anche oggi ha sudato dalla mattina alla sera per portare il pane a casa. Eroe è chi appena ventenne con una vita davanti lascia orfani i propri sogni ed il proprio futuro.

A Luigi, eroe. 1985-2012





La brocca dell'egoismo e della felicità

venerdì 4 febbraio 2011 - Scritto da Stè alle 02:12
Sono in cucina, preparo il pranzo. Nel frattempo apparecchio: tovaglia, tovaglioli, stoviglie e tagliere per il pane. Prendo la brocca dell'acqua, l'appoggio sul fondo del lavandino, sotto il rubinetto per riempirla e riprenderla una volta piena. Apro il rubinetto, inizio a fissare la brocca e l'acqua che scorre. Mi sono incantato osservandola mentre si riempie. L'acqua scorre forte. Inizio a pensare, abbasso la pressione dell'acqua così da farla riempire più lentamente per godermi fino in fondo quell'attimo, e per poter assaporare meglio quello che stavo pensando.
Una brocca vuota non serve a nessuno, ma la stessa brocca piena, può essere però utile a molti. Una brocca vuota non può pensare di essere utile a qualcun'altro se non pensa prima a se stessa, solo dopo che si è riempita e sarà traboccante di egoismo, allora sarà pronta per essere utile a qualcun'altro. Una persona può veramente altruista solo se è egoista. Penso alle religioni che con le loro morali che ci hanno insegnato, bandiscono questo comportamento perchè "bisogna pensare all'altro", al prossimo, agli altri. Tutto ciò è assurdo e ridicolo perchè così non importa il come si aiuta, ma il bisogno d'aiutare e basta. Non importa se stiamo aiutando nel modo giusto o sbagliato: l'importante è aiutare. Bisogna aiutare il prossimo affinchè questo sia in grado di aiutare altre persone. Se ognuno aiutasse se stesso invece di avere la presunzione di aiutare gli altri, non sarebbe tutto molto più semplice invece di rendere le cose inutilmente più complicate? Come facciamo ad aiutare qualcun'altro se non siamo nemmeno in grado di aiutare noi stessi? Come possiamo pretendere di amare e prendersi cura di una persona se non sappiamo amare e prenderci cura nemmeno di noi stessi? Come possiamo pretendere di stare bene con una persona e che lei stia bene con noi quando neanche noi riusciamo a stare bene con noi stessi? Mi guardo in torno e vedo gente infelice che aiuta altra gente infelice, ciechi che guidano altri ciechi. Ecco qual'è il risultato.
All'improvviso come se la luce del sole mi chiamasse, mi giro e guardo fuori dalla finestra: non faccio a tempo ad arrivare all'azzurro del cielo che la mia attenzione viene rapita da un albero che come una pennellata di colore, unisce il marrone della terra all'azzurro del cielo con il suo verde e giallo dei suoi frutti.
E' proprio nella perfezione della natura e nella "giustizia" e nelle sue leggi che possiamo vedere come l'egoismo trova la sua massima espressione: ogni albero è egoista, porta acqua alle sue radici, linfa alle sue foglie, ai suoi fiori, ai suoi frutti. Quando fiorisce, diffonde il suo profumo per chiunque, amici, estranei, chi conosce e chi no. Quando è carico di frutti da quei frutti a chiunque. 
Se la natura insegnasse agli alberi ad essere altruisti, morirebbero, come stà morendo l'intera umanità.
La brocca ora è piena, e senza che me ne sono accorto, l'acqua trabocca e mentre altra acqua continua ad entrare, altra acqua esce scorrendo lungo i suoi fianchi: ora è pronta per essere portata a tavola. Ora la brocca è piena, è a tavola: ho le mani bagnate, la brocca è bagnata, anche la tovaglia è bagnata. 
Solo quando sei in uno stato di gioia traboccante allora la puoi condividere. Solo con un atto di egoismo si può essere sanamente e veramente altruisti, perchè l'altruismo non è altro che l'apice dell'egoismo.
Solo se sei egoista arriva il momento di dare e di condividere. 
Io sono una brocca, tu sei una brocca, lei è una brocca. Noi tutti siamo delle brocche da riempire. 
Dovremmo avere tutti un po' meno presunzione di essere acqua, ed imparare ad essere alberi.

Mi è tornata in mente la scena del mercato, dal film "Il favoloso mondo di Amelie", uno dei miei film preferiti...




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La parabola del ranocchio

domenica 26 dicembre 2010 - Scritto da Stè alle 23:31
Molti e molti anni fa mi sentii raccontare questa parabola, una storia davvero molto molto semplice, che proprio nella sua semplicità nasconde la sua grandezza, cose che molte volte diamo per scontate, ma che scontate non sono. Non mi piace, anzi odio parlare con parole di altri e di storie narrate da altri, ma qualche volta, uno strappo si può fare, almeno per permettere che certe cose vadano tramandate e raccontate anziché dimenticate...


"C'era una volta una gara .....di ranocchi! L'obiettivo era arrivare in cima ad una grande torre. Si radunò molta gente per vedere e fare il tifo per loro: cominciò la gara.
In realtà, la gente probabilmente non credeva possibile che i ranocchi raggiungessero la cima, e tutto quello che si ascoltava erano frasi tipo: "Che pena !!! Non ce la faranno mai!"

I ranocchi cominciarono a desistere, tranne uno che continuava a cercare di raggiungere la cima.

La gente continuava : "... Che pena !!! Non ce la faranno mai!..."
Sempre più ranocchi si stavano dando per vinti, tranne il solito ranocchio testardo che continuava ad insistere. Alla fine, tutti desistettero tranne quel ranocchio che, solo e con grande sforzo, alla fine raggiunse la cima.
Stupiti, gli altri volevano sapere come avesse fatto, uno degli altri ranocchi si avvicinò per chiedergli come avesse fatto a concludere la prova e fu così che scoprirono... 

Che era sordo!"

Non ascoltate chi ha la pessima abitudine di essere negativo o la presunzione di porre per tutti dei limiti dove non può, non sa, o non ha il coraggio di arrivare. Non ascoltate chi dice che una cosa è impossibile, molte volte è solamente perchè loro stessi non sono in grado di farla o non hanno il coraggio di crederci davvero. Non ascoltare chi vuole derubare il tuo cuore dalle migliori speranze, perchè se credi davvero in una cosa, ci devi credere fino in fondo, anche quando la pioggia avrà spento i colori del mondo, gli alberi cadranno e gli uccelli avranno perso l'intenzione di volare, quando il mare avrà esaurito il suo blu: sempre, soprattutto nei momenti peggiori e quando sembra che tutto stia andando contro, perchè è proprio quando pensi che qualcosa è finito che invece tutto ha inizio. Se necessario combatti combatti con tutte le forze per quello in cui credi e difendi ciò che per te è importante e non lasciarlo mai andare via e non lasciare mai che qualcuno lo porti via. Non lasciarti mai condizionare da visioni pessimistiche, preoccupatevi di essere sempre positivi, e di vedere dove gli altri non vedono, ma soprattutto, quello che gli altri riescono a vedere, e di credere dove nessuno crede. Guardate avanti: cercate l'arcobaleno durante la pioggia ed il sole nel buio di una notte derubata della luna: la speranza brucia come una torcia accesa dentro di noi, che abbiamo il dovere di proteggere, a volte brucia di più e a volte di meno, ma l'importante è che bruci sempre e che non si spenga mai, perchè senza di essa il buio ci avvolgerà dentro e piano piano anche fuori.
Siate sempre sordi quando qualcuno dice che non puoi realizzare i tuoi sogni. Non esistono sogni stupidi, ma solo persone stupide che non li inseguono...


Christina Barragan - Frog and pig



Riflessione d'oltralpe...

venerdì 10 dicembre 2010 - Scritto da Stè alle 10:21
Nella mia terra i panni si stendono alla finestra, e a cena la famiglia si riunisce intorno alla tavola, senza televisione. Nella mia terra le cose che non vanno sono forse di più di quelle che funzionano, le cose brutte di più di quelle belle ed i cattivi sono di più dei buoni. Forse, ma nella mia terra le cose che funzionano sono di più di quelle che non funzionano e sono vanto per tutti di orgoglio e fierezza di appartenenza a questo territorio, ma ci sono anche cose che non funzionano, però i buoni sono in maggioranza rispetto ai cattivi anche se purtroppo si tende solo a pubblicizzare e a mandare in giro come cartolina quello che più fa comodo e quello che vogliamo far vedere in giro. Nella mia terra non esistono fast food ed ogni volta che ci si sta fuori casa, ci si porta dietro da casa contenitori pieni di cibo e panini: scorte alimentari che normalmente basterebbero per giorni anche se si sta fuori solamente mezza giornata, tutto preparato in casa non tanto per risparmiare ma perchè si ha ancora il concetto di sano e genuino. Nella mia terra non ci si vergogna di farsi vedere con i genitori, anzi, si è orgogliosi. Nella mia terra non si usano e-mail ed sms ma si risolve tutto di persona o a voce. Nella mia terra nulla ti è dovuto, niente di spetta di diritto ma tutto va conquistato, ed una volta conquistato devi far vedere che te lo meriti e non fartelo portare via. Nella mia terra le persone non si giudicano e non si condannano ma si capiscono e si aiutano, perchè tutti siamo uguali e tutti abbiamo bisogno di una seconda opportunità.
Io sono Italiano, orgoglioso di essere italiano ed amo la mia Italia. Se c'è qualcosa che non va mi rimbocco le maniche e mi do da fare: non faccio qualcosa solo per stare apposto con la mia coscienza per poter dire poi tranquillamente "Ok, ci ho provato, ora sta ad altri i miei figli non cresceranno qui in questo schifo". Vivrò qui e qui crescerò i miei figli. Non me ne vado dal mio Paese dicendo che non si sta bene per tornare da turista e guardarmi il mare e le belle montagne dando la colpa di quello che succede sulle montagne e sui mari a chi ci vive.
Non voglio essere un turista, non voglio privarmi di tutto ciò per colpa di chi specula e rovina l'immagine di questo Paese.
Se il mondo che ci circonda non ci piace, non ci sta bene o non è come vorremmo, è anche per causa nostra. Non possiamo dire che una cosa non piace, è fatta male e non ci sta bene, punto. Alziamoci, e facciamo qualcosa per migliorare quello abbiamo intorno e la nostra situazione. Che senso ha lamentarci? E' solo tempo perso se si pensa che il tempo che abbiamo buttato a lamentarci l'avremmo potuto usare fare qualcosa per migliorare nel nostro piccolo, quello che ci sta intorno, e magari non ci saremmo lamentati. Il lamento è qualcosa che disonora l'uomo ed inconsciamente per lamentarsi ci si è trovati davanti ad una scelta, ossia: o ci si lamenta, o si fa qualcosa di costruttivo che possa migliorare la propria condizione attuale, e scegliendo la prima, si è naturalmente escluso la seconda.
Non me ne voglio stare con le mani in mano, non giudico, non disprezzo ma ringrazio chi prima di me ha fatto tutto ciò per permettermi di vivere in questo mondo, anche se c'è tanto da lavorare, sono convinto che ognuno facendo la sua parte le cose cambieranno. Non sputo nel piatto dove mangio e sulla terra in cui sono cresciuto e stò crescendo. Chest'è a terra mij.
Non tornerò da turista.


Nino D'Angelo, Maria Nazionale - Jammo ja



Il ruolo

lunedì 15 novembre 2010 - Scritto da Stè alle 11:41
E' morto un operaio. E' morto un benziaio. Un giornalista è stato ucciso. Un giovane operaio è rimasto coinvolto in un incidente stradale. Oggi, il più delle volte che ci succede qualcosa, veniamo privati del nostro nome in funzione del ruolo che ricopriamo nella società, il più delle volte perdiamo il nostro nome, perdiamo la nostra identità. Nella società di oggi conta più quello che facciamo ed il posto che ricopriamo piuttosto che chi siamo veramente, o il nostro nome.

René Magritte - Les Amantes, 1928

La storia del treno che si fermò a Balvano

giovedì 28 ottobre 2010 - Scritto da Stè alle 07:55
Sarà un'analisi senza presunzione di bacchetta magica: i fatti saranno ricostruiti nei dettagli usando solamente testimonianze certe, sicure e verificate di ferrovieri, giornali d’epoca, verbali, relazioni tecniche, ed esperienze personali di chi ha vissuto in prima persona questa drammatica pagina buia della storia d’Italia.

Ai lòv mai biùtiul Cauntri

sabato 16 ottobre 2010 - Scritto da Stè alle 17:17
Prima di iniziare, è bene procedere con le presentazioni di tre personaggi che hanno un ruolo fondamentale in tutta questa triste vicenda che stò per andare a raccontare e che stiamo vivendo: personaggi la cui conoscenza si da per scontata, ma che è meglio conoscere un po’ più a fondo essendo così certi di sapere di cosa di sta parlando. Stiamo parlando delle diossine, del C.D.R. e del percolato.

Un nuovo mondo

giovedì 7 ottobre 2010 - Scritto da Stè alle 01:05
Sogno un mondo senza un mondo, una società senza società. Un mondo ed una società basate su valori astratti non tangibili, valori non misurabili materialmente, sul rispetto e l'attenzione verso il prossimo. Una società dove la materialità sia annullata dai valori, senza carriera, denaro e potere: tutte cose estranee alla natura dell'uomo, inventate da lui stesso per sopperire al grande vuoto che si porta dentro. Una società fatta di tante vite semplici, senza il superfluo, fatta di cose vere ed essenziali dove l'uomo di successo sarà colui che ha una famiglia unita e serena, che sarà felice ed innamorato di se, della vita, della voglia di vivere, e della persona che ha al suo fianco, perchè la felicità non esiste se non è condivisa con qualcuno. Se proprio ci devono essere degli uomini di successo, vorrei che siano così, ma tutti, nessuno escluso. Una società di soli uomini di successo.
Un uomo felice guarda la soluzione e non il problema.
Un'utopia? No, dipende da quanti siamo a crederci: se è una persona sola a sognare, allora il sogno rimane tale, se invece molti si ritrovano a sognare insieme, allora è l'inizio di una nuova realtà.

Andrew Judd - New world painting


Siamo al sicuro...

venerdì 1 ottobre 2010 - Scritto da Stè alle 20:21
Fa paura ed è davvero molto preoccupante che certe informazioni siano così alla portata di tutti...

Una sineddoche: la centrale nucleare di Latina, perfettamente visibile in tutto e per tutto sia dalle mappe satellitari dei motori di ricerca BING che di GOOGLE...

Da Google Maps: si può tranquillamente girare nelle strade intorno alla centrale zoommando laterlmente fino a un livello di dettaglio impressionante. Con Bing (2) la situazione è ancora peggiore: oltre ad avere una defizione e livello di dettaglio maggiore, la visuale può essere anche ruotata, avendo una visione completa di tutti i lati di tutti i fabbricati...

Ci tengo a precisarlo di nuovo: è solo un esempio pescato casualmente della cesta dei tanti casi...

Art by design - Floral garden with stairs


Etre et Avoir

sabato 15 maggio 2010 - Scritto da Stè alle 07:24

Ci troviamo in Francia, in Auvergne, e il paesaggio che vediamo intorno a noi è un paesaggio fatto da montagne, mucche e pascoli, dove in un piccolo villaggio troviamo anche una scuola: la scuola di "Saint-Étienne-sur-Usson" che ospita 13 bambini dai 4 agli agli 11 anni, guidati da un unico maestro: il saggio Georges Lopez, che con la sua pazienza impareranno a leggere, a scrivere, a fare addizioni e sottrazioni, a cucinare, ma soprattutto a vivere fianco a fianco l'uno con l'altro, senza differenze di età.

Quello che colpisce di più lo spettatore è la semplicità e la purezza con la quale si svolge il tutto e l'amore che ha il maestro verso i propri alunni che, ancor prima di essere maestro, ha il compito di educare i bambini con dei sani e semplici principi, cercando di far capire quando si sbaglia, stroncando le liti sul nascere, alternando amore ed autorità a seconda delle situazioni.

Un toccante e coinvolgente film-documentario che ci coinvolge in un intimo spaccato della vita in una piccola comunità di un villaggio francese, dove il tempo sembra essersi fermato, e dove sani e semplici valori sembrano aver prevalso sulla globalizzazione.


2002, Direttore Nicolas Philibert


Etre Et Avoire - Il Trailer ufficiale

Link

Castel Volturno, Villaggio Coppola Pinetamare: "Città dell'uomo, paradiso dei fiori"

mercoledì 20 gennaio 2010 - Scritto da Stè alle 21:31
Quella che vi sto per raccontare è la storia di quello che una volta era un bellissimo territorio, un vero e proprio paradiso naturale, che è stato dilaniato nel più totale silenzio, davanti agli occhi dello Stato e all'omertà delle persone che lo abitano e che ci vivono. Ci troviamo in Italia, a Castel Volturno, comune del nord casertano che conta 23.594 abitanti, dislocati su di una superficie di 72,23 km² e 25 km di costa: una delle coste più belle del Mediterraneo e del mondo, con un mare ed una pineta da fare invidia alle più belle spiagge del mondo..un tempo. Comune che prende il nome all’omonimo fiume “Volturno”, dal quale iniziamo a fare le presentazioni di quelli che saranno i protagonisti di un triste pezzo di storia del nostro Paese, purtroppo tanto triste quanto vero. Come tutti sanno, i fiumi sfociano nel mare, ma il fiume Volturno, è un fiume particolare e qui la situazione si capovolge: non è più il fiume a sfociare in mare, ma bensì il mare ad entrare nel fiume e a prendere il sopravvento per ben 2 chilometri e 300 metri, distruggendo tutte le colture che si collocano lungo il corso di questi 2 e più kilometri a ridosso della foce. E questo perché, perché è stato derubato e saccheggiato di tonnellate di sabbia, sabbia di ottima qualità presa indiscriminatamente e senza regole dagli argini e dal fondale. Sabbia di ottima qualità, e soprattutto gratis. Altro protagonista di questa storia sono i chilometri di bellissima pineta marittima, pineta che alla fine degli anni 60 (proprio gli anni in cui ha inizio il nostro racconto) verrà distrutta dai fratelli Vincenzo e Cristoforo Coppola.

Terminate le presentazioni, possiamo iniziare. Fine anni 60 i fratelli Vincenzo e Cristoforo Coppola la invadono con un milione e mezzo di metri cubi di cemento per 48 kilometri, creando il più grande agglomerato abusivo dell’occidente: un gigantesco villaggio abusivo di 864 mila metri quadrati. Al suo posto prima, una pineta, proprio quella pineta di cui parlavamo all’inizio e di cui torneremo a parlare successivamente. Il sogno dei Coppola era quello di costruire una vera e propria città-stato in uno dei territori più belli del Mediterraneo: un’oasi felice in cui non si sentisse il peso dell’inferno che in quei anni si stava vivendo in Campania e un po’ anche in tutta Italia; si voleva dare una speranza di una vita tranquilla in una città in cui si respirasse un clima sereno. Fu creato anche un’efficiente spot televisivo per incentivare e promuovere la vita del Villaggio Coppola Pinetamare: uno spot molto funzionate: “Non non è un posto per miliardari, qui vogliamo la piccola e media borghesia!" “Una nuova formula-vita accessibile a tutti”; e ciò voleva dire che non era un impresa impossibile, anzi stavano offendo l’opportunità di avere una bella casa e una bella vita a chiunque, dare l’accesso ad una vita che prima era possibile solo a miliardari. Oltre a tutti i comfort che si potevano avere, lo spot diceva anche che molti medici avevano scelto di andare a vivere li, a conferma di un’ulteriore salubrità dell’aria. Confort, una vita da miliardari, salute e aria pura offerta a tutti, in fondo, perché non andare? Materiali di prima qualità, tanto marmo, tanto cemento (fatto anche con la sabbia saccheggiata dal Volturno). Il “Villaggio Coppola Pinetamare” era una vera e propria città in grado di ospitare 15 mila persone: hotel, residence, grattacieli, pizzerie, rosticcerie, cinema, un porto privato con 600 posti barca in cui c'era ormeggiato anche lo yacht del boss Francesco Schiavone (porto inaugurato da ministri e benedetto da alti prelati), posti di presidio medico, una chiesa, uffici postali, caserma di polizia e carabinieri, scuole elementari, medie e superiori, uno sportello bancario, farmacia, discoteche,un centro congressi ed un parco acquatico. Tutto abusivo e senza uno straccio di carta che ne autorizzasse la nascita. Con il Villaggio Coppola fu coniato anche il termine di ecomostro: ossia un edificio, o un complesso di edifici considerati gravemente incompatibili con l’ambiente naturale circostante. Facevano parte del villaggio anche 8 grattacieli (conosciuti anche come “le torri"): 8 grattacieli di 12 piani con 80 appartamenti ciascuno e 1300 posti auto. I mostri Coppola avrebbero dovuto avere la vista sul mare, ma la vista sul mare non ce l'hanno, avevano la vista all’interno del villaggio stesso: è stato affermato, come giustificazione, che la vera bellezza non è il mare, ma il villaggio stesso.
I Coppola ottengono 500 licenze con le quali costruiranno 12000 edifici, cioè 11.500 edifici in più, abusivi. La costruzione del primo nucleo del villaggio della vergogna iniziò sulla pineta di Castel Volturno: pineta che era di proprietà della moglie di Cristoforo Coppola (sorella di Tiberio Cecere, ex parlamentare scudocrociato). Secondo un decreto Regio del 1911, la famiglia Cecere era proprietaria dell’intera area della pineta che veniva bagnata dalla mareggiata: non si trattava quindi qualcosa di preciso e di ben delineato, ma di un territorio non definito, molto vago e soggettivo, che andava un po’ a sensazioni: per questo, per effettuare una perizia aspettarono una grande mareggiata, la più grande mareggiata che ci fosse mai stata, impadronendosi così in una notte dell’intera pineta, riempiendola poi di cemento. Occupata l’intera pineta, le aree non bastavano più e l'impresa sconfinò, occupando di volta in volta le aree limitrofe, senza badare alla effettiva proprietà (in gran parte si trattava di terreno demaniale occupato abusivamente e mai più restituito).
Questa era una località talmente bella che l’imperatore Domitiano costruì una strada “panoramica” una strada “di mare” che consentisse durante il viaggio di poter godere della magnifica vista e del magnifico paesaggio che offriva ai passanti: la via “Domitiana”. Il degrado di quello che rimane si questa antica strada è sotto gli occhi di tutti: un’antica strada di epoca romana devastata che passa tra un condominio e l’altro: dove la strada era utile per i cantieri, e quindi dove serviva costruire una strada propria, la strada è stata tenuta in modo da risparmiare sui costi e si poteva garantire di un’opera ingegneristica di tutto rispetto, mentre dove non serviva, è andata perduta. Costruendo in questa zona, si è incappati ovviamente in un’infinità di reperti archeologici, che ovviamente dove non sono andati distrutti, sono stati fatti sparire. Per fare un altro esempio del patrimonio archeologico che è andato perso per colpa della camorra: un ponte di epoca romana sul Volturno è stato fatto saltare perché impediva il passaggio alle loro imbarcazioni (loro della camorra) per depredare il fiume dalla preziosa sabbia.

In quegli anni il sindaco è un certo Mario Luise del PCI di Castel Volturno, storico oppositore al Villaggio Coppola che in tre mandati (’71, ’77 e ’93) pose al centro del suo operato la lotta alle speculazioni edilizie, la contrapposizione alla famiglia Coppola ed il richiamo ad una massiccia legalità. Sin dall’inizio tenta di bloccare i lavori: a Luise viene dapprima ammazzato il cane e poi bruciata la casa, e malgrado gli attentati camorristici e i boicottaggi politici contro di lui, continua la sua lotta al Villaggio Coppola.
Nel 1976 vi fu il primo procedimento penale per abusivismo che si concluse con il pagamento da parte dei fratelli Coppola di una misera ammenda di appena 100 mila lire per i 12 mila edifici costruiti. Il giudice che emette la sentenza ha anch’esso una villa nel Vilaggio Coppola.
Sin da subito, contro questo progetto si schierò oltre al sindaco di allora Mario Luise , un magistrato: Donato Ceglie della procura di Santa Maria Capua Vetere (Caserta), che martedì 19 settembre 1995, quindi ben dopo 19 anni, riesce a far mettere sotto sequestro la darsena e 12 ettari di complessi residenziali dell’impero dei Coppola.
Su tutti gli esercizi, infatti, non verrà apposto alcun sigillo: uno scambio di beni che prevede la cessione allo Stato di tutti gli edifici, dalle scuole alle caserme, e la bonifica di 80mila metri quadri di pineta, villette e appartamenti acquistati in buona fede, non subiranno alcun provvedimento giudiziario, tutelando così le 2.600 famiglie che acquistarono casa in edifici costruiti su suoli demaniali.
L’intero villaggio, che ormai è diventato una vera e propria cittadina, è stato posto sotto sequestro: un sequestro che sarà poi convalidato dal tribunale del Riesame, che oltre a togliere i possedimenti ai Coppola, li da in gestione alla Forestale e al sindaco di Castel Volturno. Senza mezzi termini Ceglie afferma: “C'è stata una colposa se non dolosa distrazione degli organi inquirenti. Si trattava di un territorio completamente sottratto allo Stato, dove poteva accadere qualsiasi cosa".

La capitaneria di porto segnalò subito la violazione delle norme di costruzione di salvaguardia per l'ambiente, ma nessuno intervenne. Qualcosa cominciò a muoversi solo nel novembre del '93 (nonostante una sentenza della corte di Cassazione del 1984 che riconosce la demanialità dei suoli"espropriati" da Vincenzo Coppola).
Oltre alla scomparsa della pineta e all’invasione del letto del Volturno da parte del Tirreno, nell'area di Pinetamare, sono scomparse almeno 150 specie tra animali e vegetali (tra cui mancano all’appello testuggini, cinciallegre, lepri selvatiche, farfalle e tra le vegetali lecci, pini, corbezzoli, gigli di mare, santolina delle spiagge e sparto pungente), e si sono persi interi tratti di spiaggia: lo denuncia il W.W.F.. Tra i danni più evidenti: "la costruzione illegale di 14 pannelli dell' estensione di 2 km, che hanno difeso le coste del Villaggio dall' erosione, ma, più a sud, hanno provocato la scomparsa totale della spiaggia di Ischitella, dove la costa è arretrata di 50 metri in 20 anni".
La darsena e l' istmo artificiale erano stati realizzati dopo la costruzione di banchine laterali e il dragaggio della parte centrale della vecchia foce dei Regi Lagni. L'indagine, sempre condotta dal pubblico ministero Donato Ceglie, ha stabilito anche altre responsabilita' di Vincenzo Coppola: eseguendo abusivamente lavori di bonifica, spianamento e dragaggio, l' imprenditore ha di fatto modificato la conformazione della zona, distruggendo ad esempio duecento metri di spiaggia letteralmente divorati dal mar, dato confermato anche dalla stessa capitaneria di porto.
Occorreranno almeno 80 anni per ricreare gli equilibri naturali completamente sconvolti per l'azzeramento totale di ogni forma di vita nell' area e costi altissimi per ripristinare la vecchia linea di costa e la vegetazione.

Dopo tutto quello che ho raccontato, non possiamo tralasciare che all’inaugurazione, tra le autorità presenti c’erano il ministro Bosco e il vescovo che spruzzava acqua santa sul cemento armato.
“Città dell’uomo, paradiso dei fiori”: questa la scritta che tutt’oggi campeggia a caratteri cubitali su un lato della strada, ma lo spettacolo che ci accoglie è ben diverso: squallore e degrado. Sembra di trovarci in una delle tante scene passate dal telegiornale, scene di una città colpita dalla guerra. L’intero villaggio è una città fantasma dove la speranza di abusiva dei Coppola ha lasciato posto alla realtà: una realtà lunare e desolata: sembra di trovarci in uno scenario post atomico. L’intero territorio giova di un benessere brevissimo, subito la gente inizia a capire che c’è qualcosa che non va ed inizia ad andare via. Le 8 torri vengono completate e affittate per 20 anni alla Marina degli Stati Uniti per ospitare i militari e le famiglie dei militari americani della Nato di servizio a Napoli. Finiti i 20 anni, i 640 appartamenti vengono destinati ad ospitare i terremotati che hanno perso le loro abitazioni nei sismi di quegli anni. Nel frattempo continua la fuga degli abitanti, i beni immobili vengono svalutati e gli ecomostri si svalutano, i Coppola capiscono e abbattono le otto torri a loro spese. Le macerie hanno preso posto della sabbia, continua il degrado infinito di un territorio che sta morendo giorno per giorno, i cui abitanti continuano a fuggire, ad evadere perché non ne vogliono più sapere, non vogliono più vedere e non ne vogliono più sapere di andare in vacanza in un posto che ormai è stato avvelenato dalla camorra, e dai politi compiacenti dello scempio che stava avendo luogo.

Pinetamare è un concentrato di quello che intanto stà avvenendo in tutto litorale: cemento selvaggio, appalti camorristici, distruzione dell’ecosistema.
Dalla metà degli anni ’90, il Litorale Domizio smette di essere la meta estiva dei napoletani e dei casertani, il progetto di conurbazione con il capoluogo viene abbandonato, la mancanza di una pianificazione generale, l’abusivismo selvaggio e l’inquinamento, rendono ridicoli slogan come “Città dell’uomo, paradiso dei fiori” apposta all’ingresso del complesso residenziale di Fontana Bleu, a Pinetamare. Qui, sul versante di ponente, oltre edifici abbandonati o occupati da immigrati, c'è il Rio Blue, un complesso balneare i cui scivoli colorati, avvolgendosi in spirali temerarie, piegano all’interno di vasche asciutte e ormai piene di detriti. Tutto giace in disuso, una pancia sventrata di plastica dura e cemento, porte divelte, vetri infranti e piante selvagge che sbucano dal pavimento. Sembra di sentire le grida dei bambini che fino a pochi anni fa sguazzavano tra una piscina e l’altra, a dieci metri dalle onde del mare, sotto verande e finestre dei condomini intorno da cui si ammira il Golfo di Napoli.
Il finale, per rimanere in tema con lo spirito di tutta la vicenda, non è felice: nonostante i soprusi, lo strapotere e l’arricchimento illegale, saranno ancora una volta i Coppola a guidare il piano di risanamento e di riqualificazione del territorio. Un piccolo pezzo di paradiso che ci permette di tornare indietro nel tempo e ricordare la bellezza di quella zona e avere una così bella città sul mare.
Un campo di golf da 18 buche, il primo in Campania. Cinquanta ettari tra le dune e la scogliera di Castelvolturno, dove un tempo sorgeva l'ecomostro di Villaggio Pinetamare con le sue otto torri. Un investimento da 6 milioni di euro ha consentito la realizzazione del progetto, primo passo del recupero dell' intera area.


Per approfondire

Quel treno che mai arrivò a destinazione

domenica 29 marzo 2009 - Scritto da Stè alle 12:28
Era il 4 agosto del 1974 quando nell'attentato al treno Italicus persero la vita 12 persone: una bomba ad alto potenziale esplose alle 1:23 nella vettura 5 dell'espresso Roma-Monaco di Baviera via Brennero. La strage avrebbe avuto conseguenze più gravi, si ipotizza anche nell'ordine di centinaia di morti, se l'ordigno fosse esploso all'interno della galleria di San Benedetto Val di Sambro. Dieci anni dopo, la storia si ripete sul treno classificato come rapido 904, ma per massimizzare gli effetti della detonazione dell'ordigno, gli attentatori attesero che il treno raggiungesse la metà della galleria, sempre quella di San Benedetto Val di Sagnro.

L'attentato avvenne il 23 dicembre del 1984. Il treno Rapido 904 Napoli Centrale - Milano Centrale era pieno di viaggiatori, carico di famiglie intere che stavano ritornando a casa per trascorrere il Natale o diretti da parenti per trascorrere le festività natalizie. Erano le 19:08 quando il treno transitava sulla direttissima in piena velocità verso nord quando, appena percorsa la prima metà della Grande Galleria dell'Appennino ci fu un violenta esplosione a bordo. Venne subito attivato il freno di emergenza, frenando il treno a 8 km dall'ingresso sud e 10 da quello nord. L'esplosione avvenne a causa di un ordigno: si trattava di una carica di esplosivo radiocomandata, collocata a bordo caricato da terroristi, durante la sosta nella stazione di Firenze Santa Maria Novella, in un vano porta bagagli nel corridio della nona carrozza, posta proprio nel centro del treno. L'esplosione causò 15 morti, che in seguito salirono a 16 per le conseguenze dei traumi riportati e oltre i 300 i feriti.

Frutto delle misure predisposte dopo la Strage dell'Italicus avvenuta 10 anni prima, fu messo a punto un piano di emergenza centralizzato di gestione emergenze costituito a Bologna.
I soccorsi ebbero non poche difficoltà ad arrivare: l'esplosione aveva danneggiato la linea elettrica facendo rimanere isolata parte della tratta e il fumo dell'esplosione bloccava l'accesso dall'ingresso sud dove si erano concentrati inizialmente i soccorsi.
I primi soccorsi incominciarono ad arrivare dopo oltre un ora e mezza tra le 20.30 e le 21.00 insieme ad i primi mezzi di servizio. Non si sapeva bene ancora cosa fosse successo poichè non si aveva un contatto radio con il veicolo fermo in galleria e non si disponeva di un ponte radio con le centrali operative periferiche o quella di Bologna. I soccorritori, una volta sul posto parlarono di un "fortissimo odore di polvere da sparo".
Alla spedizione fu assegnato un solo medico e si procedè a caricare tutti i feriti sulle prime carrozze. Con l'aiuto della macchina di soccorso i feriti vennero portati a San Benedetto Val di Sambro, seguiti subito dopo dagli altri passeggeri rimasi illesi dall'attentato.Essendo però quel tratto di linea rimasto elettricamente isolato, per trainare le carrozze fuori dalla galleria e poi alla vicina stazione di San Benedetto Val di Sangro, si dovette ricorrere all'uso di una locomotiva diesel che rese però l'aria del tunnel irrespirabile al punto di dover portare anche delle bombole d'ossigeno ai passeggeri in attesa di soccorsi.
Venne allestito rapidamente un ponte radio, e la Società Autostrade mise a disposizione un casello riservato al servizio di emergenza. Alla stazione di San Benedetto erano già pronte una quindicina di ambulanze, che viaggiarono poi scortate da Polizia e Carabinieri, per trasportare i feriti più gravi fino all'Ospedale Maggiore Bolgogna, facendosi largo nel traffico cittadino grazie proprio ad una razzionalizzazione delle vie di accesso studiata proprio per i casi di emergenza, mentre ai feriti meno gravi furono offerte le prime cure presso la stazione stessa che durarono fino alle cinque di mattina.
Nonostante le condizioni ambientali in cui si è operato furono estremamente avverse, l'opera di soccorso e l'operato dei soccorritori furono ammirevoli per l'efficienza dimostrata, tanto che poco dopo il servizio centralizzato di Bologna Soccorso sarebbe diventato il primo nucleo attivo del servizio di emergenza 118.

Dopo il sangue, il terrore, il vuoto, i familiari delle vittime hanno affrontato la vicenda processuale.

In primo e in secondo grado la magistratura condanna all’ergastolo Pippò Calò, esponente di primo piano della Mafia, ed i suoi uomini per l’esecuzione materiale del reato di Strage, mentre un’accertata fattiva collaborazione di elementi di spicco della camorra quali Giuseppe Misso, porta nei suoi confronti, ed in quelli dei suoi uomini, a pesanti condanne detentive.
La Cassazione ribalta queste decisioni ignorando tutto lìimpianto accusatorio sostenuto dalle prove raccolte dagli inquirenti e per mano di Corrado Carnevale annulla la sentenza nei confronti di Calò e Misso rinviando il giudizio ad altra sezione della Corte di Assise di Appello di Firenze dove la Corte, riformando parzialmente la sentenza, condanna per strage Calò, ma ne assolve Misso condannandolo per detenzione abusiva di esplosivo e riducendone la pena a soli tre anni.
Alla fine di questo giudizio di rinvio, stranamente due figure chiave del processo, Galeota, braccio destro di Misso, e sua moglie, furono uccisi in un agguato.
In un secondo giudizio di rinvio, a seguito di stralcio, il noto esponente missino Abbatangelo, già condannato in primo grado per strage alla pena dell’ergastolo, viene assolto da tale accusa per non aver commesso il fatto, e condannato per porto e detenzione abusiva di esplosivi.
La Corte di Cassazione rigetta, successivamente, i ricorsi proposti dai familiari delle vittime contro la sentenza di secondo grado nei confronti di Abbatangelo, e li condanna al pagamento delle spese processuali.
Dalla vicenda processuale del “Rapido 904” andata avanti per 5 lunghissimi giudizi, emerge un quadro inquietante in cui, alla strategia eversiva di destra, si lega la manovalanza mafiosa e camorristica che organizza e porta a termine con agghiacciante “professionalità” il compimento della strage.
La Commissione parlamentare Stragi, presieduta dal Senatore Gualtieri, nel 1994 ha evidenziato un chiaro contesto in cui sono maturate le azioni terroristiche riportabili alla strategia della tensione, senza riuscire in alcuni casi, come questo del “Rapido 904”, ad individuare un più ampio ambito di responsabilità, avvertendo che restano non pienamente chiariti i contesti diversi e i più ampi disegni strategici cui le stragi sono state funzionali.

Il lavoro della Commissione Parlamentare ha puntato il dito sulla distrazione e assenza dei servizi Sismi e Sisde che avrebbero dovute cogliere e segnalare ogni attività di tipo terroristico; ha illuminato il contrasto e le sue ragioni tra giudicati di diverso grado operato dalla Cassazione, ha evidenziato la possibilità e l’attualità della reiterazione di atti criminali alla scopo di turbare e condizionare lo svolgimento della vita democratica del Paese, mettendo in luce come nel caso dei più recenti attentati del 1993, vi sia stata un’opera sistematica di disinformazione della “falange armata” che si è avvalsa di un supporto informativo e logistico non disponibile sul semplice mercato criminale.
La ricostruzione del quadro processuale, come emerge dal lavoro delle Commissioni Parlamentari colpisce la evidente distrazione e in alcuni casi volontà di settori delle Istituzioni, di non fare piena luce sulle vicende di stragismo.
Non vogliamo dimenticare che la Giustizia alla fine ha condannato i Familiari delle Vittime al pagamento delle spese processuali, permettendo che personaggi implicati in vicende di tale gravità, facciano ancora parte della vita politica del paese.

Se ci fermiamo ad ascoltare il silenzio della morte di queste stragi possiamo ascoltare voci che gridano verità e giustizia.
Il musicologo, scrittore e giornalista Leoncarlo Settimelli ha composto una canzone: "Il sogno spezzato di Federica", dedicata a Federica Taglialatela, vittima dodicenne vittima della strage, che faceva così:





Federica dagli occhi di mare
che lascia il suo porto
e ha voglia di andare.

Federica che come un gabbiano
attraversa il suo mare
diretta a Milano;
prende un treno che è pieno di gente
che si sposta per fare Natale;
mille storie di cui non sa niente
di gente già stanca che scende e che sale.
Lei però coi suoi dodici anni
sa che vuole andare a vedere
come è fatta la neve
e perché può dal cielo cadere.

Federica dagli occhi di mare
Che vede stazioni veloci passare;
suona a Roma una vecchia zampogna
poi viene Firenze ,si va per Bologna.
Come sale veloce quel treno che si tuffa nelle gallerie,
come fanno i delfini nei giorni d’agosto
seguendo chissà quali vie.
Ma di colpo è un mare di fuoco,
la tempesta si schianta d’intorno.
Il biglietto era solo d’andata e non c’è ritorno.

Federica dagli occhi di mare,
su quella montagna ti han fatto fermare;
hanno rotto le ali al gabbiano
e tu non hai visto la neve a Milano.

Giovanbattista Altobelli 51 anni
Anna Maria Brandi 26 anni
Angela Calvanese in De Simone 33 anni
Anna De Simone 9 anni
Giovanni De Simone 4 anni
Nicola De Simone 40 anni
Susanna Cavalli 22 anni
Lucia Cerrato 76 anni
Pier Francesco Leoni 23 anni
Luisella Matarazzo 25 anni
Carmine Moccia 30 anni
Valeria Moratello 22 anni
Maria Luigia Morini 45 anni
Federica Taglialatela 12 anni
Abramo Vastarella 29 anni
Gioacchino Taglialatela 50 anni (successivamente in seguito all'entità dei traumi riportati)

Tutti insieme dovremmo dire "io non posso, non voglio e non devo dimenticare" questa come tante altre stragi, tanti altri attentati.

Per non dimenticare.




Fotografie (in ordine di posizione): manifesto commemorativo del XXIV anniversario della strage, una carrozza del treno sventrata dall'esplosione, foto scattatat durante il processo al Boss Misso che nel 2001 fece uccidere un testimone, il musicologo Leoncarlo Settimelli

Per approfondire
Una ragazzina, una famiglia l'orrore di una strage di Natale
Strage del rapido 904 (wikipedia)
Strage dell'Italicus (Wikipedia)
Associazione tra i familiari delle vittime della strage
Immagini della rassegna stampa
Altre foto (2) (3)



le sette tesi...

venerdì 9 gennaio 2009 - Scritto da Stè alle 00:43
I Dolori del Giovane Werther,
Prima edizione del 1744
Perché le sette tesi? Perché le tesi? Come nascono e il loro scopo. Le “sette tesi” nascono per cercare di spiegare, anzi, per spiegare il processo che porta Werther, (il giovane protagonista dell’omonimo romanzo) alla realizzazione pratica delle sue conclusioni dei suoi ragionamenti che, una volta analizzati, appaiono più che logici e razionali ma soprattutto comprensibili.

In questo ipotetico discorso, chi è che parla è che parla è il Werter stesso, colto nel più acuto dei momenti del pensare..

“Nel mio stato al quanto confusionale le mie parole vengon meno lasciando spazio al pensiero che riesce a raggiungere la sua forma più pura che irrazionalmente, ma che allo stesso tempo razionalmente e orgogliosamente partorisce due opposte e così discordanti tesi tanto da lasciar pensare che non son frutto della stessa mente!!! Nella prima viene affermato il proprio essere o il proprio non essere in quanto tale, e ciò cosa vuol dire: ciò porta ad una consapevolezza del non essere niente meno a nessuno. Questa prima tesi viene oggettivata e razionalmente viene accantonata in uno strato molto remoto del preconscio, ove nasce la seconda in cui viene affermato e rivalutato tutto il proprio io, ma questa volta paragonandosi all'oggetto del desiderio della sua amata, avendo come conclusione la diversità da tale oggetto con una conseguente irraggiungibilità da parte della amata. Ed è proprio qui che viene sollevato quel leggero strato sotto il quale era stata accantonata la prima tesi, annullandola! E annullandola viene ad esser annullato anche la parte sana e fiduciosa e felice del proprio essere che gli avrebbe dato così la forza per andare avanti e annullare tutte le paure e debolezze, facendosi dunque forte! Togliendo questo velo e infrangendo tutto è che si giunge alla tragica conclusione che si esce SEMPRE vinti da ogni confronto con l’altro, quando l’altro è rappresentato come l'oggetto del desiderio. Ma possiamo definirlo come “oggetto della perfezione assoluta”? Se possiamo definirlo tale, lo definiamo tale in quanto la perfezione assoluta non è stata attribuita in merito ad conoscenze e conclusioni che si son servite di dati acquisiti sensibilmente o oggettivamente, ma attribuita in quanto è il frutto del desiderio di un essere, visto da noi come perfetto.

L'uomo prende coscienza della sua condizione di infinita miserevolezza e impotenza di fronte a questo processo ricorsivo che lo porta sempre alle due tesi iniziali. Ed è proprio questa autocoscienza che lo porta a chiedersi se fosse possibile davvero che la vita sia un unione di tristezza ed infelicità. I concetti di felicità e tristezza sono propri dell'uomo. Sono proprio queste due parole che lo portano a riflettere: "infelicità = senza felicità", quindi conoscendo la non felicità, potrebbe ricostruire a ritroso il concetto di felicità fino a giungere che la felicità è l'opposto contrario di dell'infelicità. Ma siccome l'uomo è un essere dotato di pensiero, realizza ed estende il concetto di opposto anche a tristezza. Ed è proprio ora che prende coscienza che tristezza e felicità, in quanto sono concetti creati d lui stesso, può distruggerli in qualsiasi momento con la forza di volontà, pur sempre rimanendo cosciente della ricorsione della prima e seconda tesi. Anche se lo stato che di felicità che si è venuto a creare ora è solo uno stato apparente, fatto di finzioni e di forzature, può esser definita pur sempre un surrogato di felicità, che contiene pur sempre in quantità minima l'essenza della felicità, e anche se in quantità limitata e in forma di surrogato, la contiene. Possiamo quindi descrivere una terzi tesi: l'uomo è felice, inizialmente la sua felicità è una felicità forzata che pian piano si trasforma in vera felicità e possiamo quindi dire che l'uomo ha raggiunto la condizione di felicità a lungo cercata.

L'uomo ora ha raggiunto una sua felicità interiore, che può essere turbata solo momentaneamente dalla ricorsione e dal processo ricorsivo che viene in mente in ogni momento nel quale viene riportata alla luce la prima tesi e le sue drastiche conseguenze. Ma è proprio grazie alla consapevolezza di esser felice che ogni qual volta viene alla luce la prima tesi e le sue conseguenze, il tempo necessario per arrivare di nuovo alla conclusione della terza tesi sarà sempre minore fino a quando tenderà ad occupare solamente un breve frangente temporale d'innanzi alla vera felicità che è stata raggiunta, riempiendo appieno l'attuale esistenza dell'uomo. Questa è la quinta tesi, conseguenza logica della scoperta e la formulazione della quarta tesi, ovvero l'autocoscienza del proprio io, ma non più il proprio io come era in partenza, ma del proprio io mutato, non più solo ma relazionato ad un altro io e alla felicità di quest'ultimo: processo di autocoscienza e di accettazione del concetto di innamoramento che prima era stato ripudiato. Pensando alle prime due tesi e alle precedenti affermazioni potrebbe sembrare un controsenso perché non abbiamo precisato i valori che sono insiti dell'uomo: la bontà, l'altruismo e il fatto del mettere in secondo piano la propria felicità rispetto alla felicità altrui e in particolare rispetto alla felicità dell'oggetto dell'innamoramento. L'uomo viene logicamente portato a porsi alcune domande cui trova subito risposta, ovviamente avendo già preso coscienza che l'innamoramento possa non sia reciproco. L'uomo ora è felice e si chiede "perché mai dovrei rinunciare alla mia felicità raggiunta con tanti sforzi e sofferenze per andare in contro ad una via fatta di sole sofferenze, riportando alla luce soltanto la parte "sofferenziale" del lento e tortuoso cammino verso la felicità, annullando totalmente tutto ciò che la riguarda quando in cambio non chiedo nulla?" Ed è proprio qui che viene espresso il vero concetto della sesta tesi, venendo alla luce la grandezza dell'uomo e dell'essere umano in condizione di innamoramento "non corrisposto" in quanto l'uomo attuale non è più l'uomo della prima e della seconda tesi, ma è l'uomo della quarta tesi: un uomo che non vuole cambiare e non vuole rinnegare il suo essere in quanto perché dovrebbe? non chiede assolutamente nulla in cambio!! Quindi perché dovrebbe esternare i suoi sentimenti per qual motivo se possono trovare libero sfogo e appagamento in uno strato del subconscio che viene alla luce nei sogni?

Non possiamo pretendere che due tesi così importanti come la quarta e la sesta non portino delle conseguenze: il completo annullamento e rimozione delle prime due tesi e di tutto il percorso fatto per arrivare alla terza tesi. Ora abbiamo un nuovo processo ricorsivo che annulla il precedente. Ora il processo ricorsivo si è spostato alle successive tesi: terza tesi (raggiungimento della felicità), quarta tesi (autocoscienza dell'innamoramento), quinta tesi (solamente quella parte in cui si dice che la vita dell'uomo è felice ma disturbata da brevi momenti di infelicità, e non il contrario come era prima ovvero una vita di infelicità disturbata da brevi momenti di felicità) e la sesta tesi (dare senza chiedere nulla in cambio).

Ora l'uomo si trova in una condizione dove la sua felicità e i suoi sentimenti trovano realizzazione massima dei sogni, in sogni che occupano un determinato arco temporale, quindi cui si può definire un inizio e una fine (che sia a breve o a lungo termine). Ed è proprio la constatazione del fatto che possa raggiungere il coronamento dei suoi sogni nel sogno stesso che cade nel pessimismo più totale, un pessimismo che rende la vita sulla terra un solo insieme di sofferenze e sogni irrealizzabili. A questo punto tutte le precedenti tesi e tutti i processi (ricorsivi e non) vengono annullati con un solo pensiero, in un solo modo..”

un brano tratto da "Werther", opera di J. Massenet.
"Pourquoi me reveiller", canta Nicoli Gedda

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based on 1000 true stories

lunedì 27 ottobre 2008 - Scritto da Stè alle 15:27
Maria full of grace ("María llena eres de gracia" il titolo originale) è il piccolo capolavoro diretto da Joshua Marston che racconta una storia drammatica, cruda e disarmante per la sua triste veridicità, che purtroppo (come dice il sottotilo), è solamente una storia come mille altre. Un film molto forte e denso di emozioni che lascia vivere ogni scena come un vero e proprio pugno nello stomaco.

Maria Álvarez: una giovane ragazza di diciassette anni che, come molti ragazzi in Colombia, lavora per aiutare economicamente la propria famiglia. Maria lavora in un'azienda di fiori fuori città, passando le giornate a togliere le spine dalle rose. Stanca di essere sfruttata e dei continui maltrattamenti da parte di un caporeparto arrogante, stanca di un ambiente limitato e ristretto che non offre sbocchi futuri, dominato da un maschilismo duro a morire, decide di abbandonare il lavoro. Essendo l'unica fonte di sostentamento per la famiglia (composta dalla nonna, la madre e la sorella con il suo figlio) è costretta a cercare un nuovo lavoro. La sua urgenza è ulteriormente aggravata dalla circostanza di trovarsi incinta da un ragazzo che lei non ama.
La storia prende una svolta decisiva quando Maria incontra Franklin, un ragazzo che le offre la possibilità di "fare tanti soldi viaggiando", spiegandole che molte ragazze colombiane già lo fanno diventando "mule", cioè trasportano capsule di cocaina nello stomaco, da Bogotà fino negli Stati Uniti, l’unico inconveniente è il rischio di morire che diventa certezza nel caso che anche una sola delle capsule ingoiate si rompesse durante il trasporto. La paga: cinquemila dollari per viaggio, cinquemila dollari che in Colombia possono comprare una casa.
Marìa (Catalina Sandino Moreno)
in una scena del film
La ragazza è consapevole delle implicazioni morali e legali di ciò che decide di fare e considera molto consapevolmente gli altissimi rischi, domandandosi come questa scelta potrà influenzare la sua vita, visto e considerato che nessuno fino ad ora ha mai pensato a lei, non ultimo il governo che gestisce il suo paese, chiaramente coinvolto in primis in questo traffico illecito. Tutto questo silenziosamente, con la consapevolezza che in Colombia le cose vanno così, prendere o lasciare. Stanca dei sacrifici e della povertà, disperata, cede alla tentazione di più rapidi guadagni improvvisandosi così corriere per i signori colombiani della droga accettando la proposta di fare il corriere, trasportando dentro di se 62 ovuli pieni di cocaina.
Un finale molto agghiacciante ma pur sempre realista e dopo aver visto questo spietato mondo in prima persona, Maria, decide di fuggire il traffico di droga.

Maria, magistralmente interpretato da Catalina Sandino Moreno, fornisce al suo personaggio una disincantata energia che lo rende irresistibilmente attraente, capace di coniugare la tragedia con l'istintiva giovialità di una ragazza della sua età con una interpretazione impeccabile, senza sbavature, a tutto tondo che rende ancora più preziosa questa pellicola in cui si scorge una urgenza di raccontare una realtà sconvolgente, uno spaccato di tragica attualità sul giro del narcotraffico, senza cadere in cliché stantii, tanto meno con la pretesa di dare "messaggi" o consigliare soluzioni.

una scena tratta dal film
Marston usa uno stile realistico molto da reportage che rende il film anche un documentario con una ricostruzione di fatti precisi con una sceneggiatura solida, che tiene conto delle situazioni complesse in cui vengono a trovarsi le tre protagoniste appena sbarcate negli States, e inseguendo spesso con la macchina da presa da presa eventi, gesti ed espresseioni dei personaggi. Movimenti accurati ed attenti che restituiscono un'altissima tensione allo spettatore nella scena dell'aereo.
L'insostenibile tensione drammatica e la pesante atmosfera viene in alcuni momenti alleggerita e interrotta con ariose riprese di una Colombia luminosa e colorata e anche da Maria, con la sua innata positività verso la vita, anche quando questa non sembra affatto riservare particolari gioie a chi la sta vivendo.

Premi vinti:
54° Berlino Film Festival (2004)
Orso d'Argento per la miglior attrice a Catalina Sandido Moreno (ex-equo con Charlie Theron per "Monster")
Premio Alfred Bauer per la Migliore Opera Prima

Sundance Film Festival (2004)
Premio del Pubblico

European Film Awards (2004)
Nomination Film Non Europeo 2004

National Board of Review of Motion Pictures Awards (2004)
Nomination I migliori cinque film stranieri dell'anno

Academy Awards (2005)
Nomination Miglior attrice protagonista Catalina Sandino Moreno

Independent Spirit Awards (2005)
Vincitore Migliore attrice protagonista Catalina Sandino Moreno
Vincitore Migliore esordio alla sceneggiatura Joshua Marston
Nomination Migliore attrice non protagonista Yenny Paola Vega
Nomination Miglior film
Nomination Migliore regia Joshua Marston

SAG Awards (2005)
Nomination Migliore attrice protagonista Catalina Sandino Moreno
European Film Awards

Catalina sandido Moreno candidata al premio oscar 2005 come miglior attrice protagonista


Il trailer originale del film

Per approfondire
Internet Movie Database

Link

help the planet. stop global warming.

martedì 14 ottobre 2008 - Scritto da Stè alle 11:36
“Balloon Animals”: così è definita la forma d'arte con cui Joshua Allen Harris fa prendere forma ad una campagna sociale destinata alla protezione dell'orso polare portata avanti dall’Environmental Defense Fund. Buste di plastica, nastro adesivo e aria proveniente dalle grate della metropolitana newyokese: questi gli unici ingredienti utilizzati dall'artista statunitense nella realizzazione delle sue opere.



Un'altro video, sempre in linea con il tema trattato da Hoshua Allen Harris, è quello sul riscaldamento globale realizzato per una campagna di sensibilizzazione dall'associazione portoghese Quercus. Una superba realizzazione quella dell'agenzia McCann Erickson Portugal. Video diretto da Flavio Mac e post produzione curata dalla Seagulls Fly.


IF YOU GIVE UP, THEY GIVE UP.

Link

based on a true story

venerdì 10 ottobre 2008 - Scritto da Stè alle 15:52
Da uno spot della SeagullsFly sul riscaldamento globale
Il problema del riscaldamento globale è un problema che ci riguarda da vicino, un problema che tocca tutti, uno ad uno, uomini, donne, imprenditori, operai, ricchi, poveri. Cominciamo sul chiarire cosa si intende per riscaldamento globale: per riscaldamento globale si intende l'aumento della temperatura media della terra e degli oceani, che non è da ritenersi come sinonimo di cambiamenti climatici, perchè per cambiamento climatico si intente invece la variazione a livello mondiale del clima della terra (temperatura massima e minima, recipitazioni, nuvolosità, temperature degli oceani, etc.); inoltre l'UNFCCC (UNited Nations Framework Convention on Climate Change o Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici) per riferirsi ai cambiamenti climatici prodotti dall'uomo utilizza il termine mutamenti climatici (o mutamenti climatici antropogenici) mentre per quello che riguarda i cambiamenti generati da cause naturali usa il termine di variabilità climatica.

Cara, vado a lavorare ma non so se torno...

venerdì 3 ottobre 2008 - Scritto da Stè alle 23:50
Art. 1.
L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

Art. 4.
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Art. 35.
La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni.
Cura la formazione e l'elevazione professionale dei lavoratori.
Promuove e favorisce gli accordi e le organizzazioni internazionali intesi ad affermare e regolare i diritti del lavoro.
Riconosce la libertà di emigrazione, salvo gli obblighi stabiliti dalla legge nell'interesse generale, e tutela il lavoro italiano all'estero.

Art. 32.
La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.


Strano, ma si tratta proprio della nostra costituzione, della costituzione italiana, la costituzione del paese degli oltre mille morti l'anno sul lavoro. Sei solo ieri. Solo lo scorso anno, in Italia ne abbiamo contati 1170, oltre diecimila dal 2002 ad oggi, senza contare il dramma delle malattie professionali, che spesso insorgono dopo 20, 25 anni di servizio: molte volte si muore senza sapere cosa ha causato la malattia, ignorando che a uccidere sono state le condizioni di lavoro e la scarsa sicurezza.

Diario del 3 ottobre 2008
Tre operai sono morti sul colpo in un cantiere per la costruzione di un pilone del viadotto della variante di valico dell'A1, a Barberino del Mugello, cadendo dalla piattaforma sulla quale stavano lavorando. Un ventisettenne di Bastia Umbra è morto schiacciato da un carroponte telescopico, in una ditta di Bettona. A Genova, un operaio di 33 anni, Nino Emiliano Cassola, è caduto in un pozzo per l’estrazione di biogas nella discarica di rifiuti di Scarpino. Vicino Sesto Fiorentino, un operaio è morto e due sono rimasti feriti mentre stavano lavorando su un carrello per la manutenzione della linea aerea ferroviaria.



Lo spot realizzato dalla provincia di Brescia

satira politica

giovedì 2 ottobre 2008 - Scritto da Stè alle 15:04
Non bisogna essere grandi per fare grandi domande...

Il presidente George Bush vuole aumentare la sua popolarità, e per farlo fa visita in una scuola elementare. Arriva in una scuola elementare e spiega il suo piano di governo. Chiede nel frattempo che i bambini facciano delle domande. Il piccolo Bob chiede parola: "Signore, ho tre domande:
1. Perchè perdendo le votazioni alle urne Lei ha vinto le elezioni?
2. Perché desidera attaccare l'Iraq senza motivo?
3. Lei non pensa che la bomba di Hiroshima fu il peggior attacco terroristico della storia?"
In quel momento suona la campanella dell'intervallo e tutti gli alunni escono dall'aula. Al ritorno, Bush invita nuovamente i bambini a fare delle domande e Joe gli chiede: "Presidente, ho cinque domande da farle:
1. Perché perdendo le votazioni alle urne Lei ha vinto le elezioni?
2. Perché desidera attaccare l'Iraq senza motivo?
3. Lei non pensa che la bomba di Hiroshima fu il peggior attacco terroristico della storia?
4. Perché la campanella dell'intervallo ha suonato 20 minuti prima?
5. Dov'è Bob?"

Dobbiamo dire basta...

venerdì 26 settembre 2008 - Scritto da Stè alle 09:13
Ultimamente stò cercando di allargre ancora la mia conoscenza dei vari generi musicali...spulciando dai vari cd scaricati con il mio fido mulo, in una cartella di playlists di iTunes ritrovo le col onne sonore del film "Jack Frusciante è uscito dal gruppo" tratto dall'omonimo libro di Enrico Brizzi. Le incomincio ad ascoltare e, come ben ricordavo, è un genere un po' da scoprire per me: un genere quasi nuovo che mi attirava molto. Ora non so come si chiami di preciso quel genere... quel misto di rock e sound molto folk... forse un po' di punk...un po' di ska..beh si insomma proprio quello...non che sia il mio genere preferito ma mi piacque a tal punto da farmi scaricare un quasi l'intera discografia di alcuni di quegli gruppi come per esempio i marlene kuntz, i c.s.i. o i Modena City Ramblers...e proprio di quest'ultimi ho sentito una canzone (precisamente "La banda del sogno interrotto") che mi ha fatto ritornare in mente una canzone, una canzone di cui volevo postare il video tempo fa che poi per atri impegni non ho più fatto...un pezzo molto forte secondo me..parla della mafia...un sound davvero molto bello e delicato ma allo stesso tempo molto toccante accompagnato da un testo che fa molto riflettere chiunque abbia un po' di coscienza...ragazzi si incomincia dalle piccole cose..la mafia è sotto i nostri occhi e continuare a subire non serve a niente, bisogna alzare la testa, farsi coraggio e usare la bocca per parlare per dire tutto ciò che c'è da dire, tutto, ma cosa ancora più fondamendale, dobbiamo avere fiducia, credere in quello che si sta facendo e portarlo avanti fino alla fine. Forse all'inizio potrebbe sembrare una lotta contro i mulini a vento perchè ci si ritrova soli contro un sistema fallato che non funziona e fa acqua da tutte le parti, mandato avanti da gente che si accontenta e subisce, ma è proprio ora che non bisogna mollare. Bisogna agire! Bisogna dire basta! Reagiamo! Facciamo valere i nostri diritti, on dobbiamo avere paura perchè senza la paura la mafia non esiste, perciò se la mafia esiste e continua ad esistere è anche un po' colpa nostra...



Cappotto Di Legno, questo il titolo del brano firmato Lucariello (testo) e Ezio Bosso e The Buxusconsort (musica) con la supervisione di Roberto Saviano, che diventa un video interamente prodotto e finanziato da MTV Italia. Il clip, diretto da Fabio Scamoni e sceneggiato da Gabriele Salvatores, è stato girato negli spazi suggestivi del Teatro All'Antica di Sabbioneta.

E' la prima volta in assoluto che MTV Italia finanzia e produce un videoclip. Dietro non ci sono etichette discografiche, album in uscita da promuovere né obiettivi commerciali. Si tratta piuttosto di un progetto trasversale al servizio dell'impegno sociale, a dispetto di ogni logica di business.

Parallelamente alla rotazione su MTV Italia, "Cappotto Di Legno" sarà visibile anche sul blog di 'MTV No Mafie' www.mtv.it/nomafie dove è possibile commentarlo ma anche scambiarsi opinioni e proporre soluzioni per combattere il dilagarsi della criminalità organizzata.



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