Quel treno che mai arrivò a destinazione

domenica 29 marzo 2009 - Scritto da Stè alle 12:28
Era il 4 agosto del 1974 quando nell'attentato al treno Italicus persero la vita 12 persone: una bomba ad alto potenziale esplose alle 1:23 nella vettura 5 dell'espresso Roma-Monaco di Baviera via Brennero. La strage avrebbe avuto conseguenze più gravi, si ipotizza anche nell'ordine di centinaia di morti, se l'ordigno fosse esploso all'interno della galleria di San Benedetto Val di Sambro. Dieci anni dopo, la storia si ripete sul treno classificato come rapido 904, ma per massimizzare gli effetti della detonazione dell'ordigno, gli attentatori attesero che il treno raggiungesse la metà della galleria, sempre quella di San Benedetto Val di Sagnro.

L'attentato avvenne il 23 dicembre del 1984. Il treno Rapido 904 Napoli Centrale - Milano Centrale era pieno di viaggiatori, carico di famiglie intere che stavano ritornando a casa per trascorrere il Natale o diretti da parenti per trascorrere le festività natalizie. Erano le 19:08 quando il treno transitava sulla direttissima in piena velocità verso nord quando, appena percorsa la prima metà della Grande Galleria dell'Appennino ci fu un violenta esplosione a bordo. Venne subito attivato il freno di emergenza, frenando il treno a 8 km dall'ingresso sud e 10 da quello nord. L'esplosione avvenne a causa di un ordigno: si trattava di una carica di esplosivo radiocomandata, collocata a bordo caricato da terroristi, durante la sosta nella stazione di Firenze Santa Maria Novella, in un vano porta bagagli nel corridio della nona carrozza, posta proprio nel centro del treno. L'esplosione causò 15 morti, che in seguito salirono a 16 per le conseguenze dei traumi riportati e oltre i 300 i feriti.

Frutto delle misure predisposte dopo la Strage dell'Italicus avvenuta 10 anni prima, fu messo a punto un piano di emergenza centralizzato di gestione emergenze costituito a Bologna.
I soccorsi ebbero non poche difficoltà ad arrivare: l'esplosione aveva danneggiato la linea elettrica facendo rimanere isolata parte della tratta e il fumo dell'esplosione bloccava l'accesso dall'ingresso sud dove si erano concentrati inizialmente i soccorsi.
I primi soccorsi incominciarono ad arrivare dopo oltre un ora e mezza tra le 20.30 e le 21.00 insieme ad i primi mezzi di servizio. Non si sapeva bene ancora cosa fosse successo poichè non si aveva un contatto radio con il veicolo fermo in galleria e non si disponeva di un ponte radio con le centrali operative periferiche o quella di Bologna. I soccorritori, una volta sul posto parlarono di un "fortissimo odore di polvere da sparo".
Alla spedizione fu assegnato un solo medico e si procedè a caricare tutti i feriti sulle prime carrozze. Con l'aiuto della macchina di soccorso i feriti vennero portati a San Benedetto Val di Sambro, seguiti subito dopo dagli altri passeggeri rimasi illesi dall'attentato.Essendo però quel tratto di linea rimasto elettricamente isolato, per trainare le carrozze fuori dalla galleria e poi alla vicina stazione di San Benedetto Val di Sangro, si dovette ricorrere all'uso di una locomotiva diesel che rese però l'aria del tunnel irrespirabile al punto di dover portare anche delle bombole d'ossigeno ai passeggeri in attesa di soccorsi.
Venne allestito rapidamente un ponte radio, e la Società Autostrade mise a disposizione un casello riservato al servizio di emergenza. Alla stazione di San Benedetto erano già pronte una quindicina di ambulanze, che viaggiarono poi scortate da Polizia e Carabinieri, per trasportare i feriti più gravi fino all'Ospedale Maggiore Bolgogna, facendosi largo nel traffico cittadino grazie proprio ad una razzionalizzazione delle vie di accesso studiata proprio per i casi di emergenza, mentre ai feriti meno gravi furono offerte le prime cure presso la stazione stessa che durarono fino alle cinque di mattina.
Nonostante le condizioni ambientali in cui si è operato furono estremamente avverse, l'opera di soccorso e l'operato dei soccorritori furono ammirevoli per l'efficienza dimostrata, tanto che poco dopo il servizio centralizzato di Bologna Soccorso sarebbe diventato il primo nucleo attivo del servizio di emergenza 118.

Dopo il sangue, il terrore, il vuoto, i familiari delle vittime hanno affrontato la vicenda processuale.

In primo e in secondo grado la magistratura condanna all’ergastolo Pippò Calò, esponente di primo piano della Mafia, ed i suoi uomini per l’esecuzione materiale del reato di Strage, mentre un’accertata fattiva collaborazione di elementi di spicco della camorra quali Giuseppe Misso, porta nei suoi confronti, ed in quelli dei suoi uomini, a pesanti condanne detentive.
La Cassazione ribalta queste decisioni ignorando tutto lìimpianto accusatorio sostenuto dalle prove raccolte dagli inquirenti e per mano di Corrado Carnevale annulla la sentenza nei confronti di Calò e Misso rinviando il giudizio ad altra sezione della Corte di Assise di Appello di Firenze dove la Corte, riformando parzialmente la sentenza, condanna per strage Calò, ma ne assolve Misso condannandolo per detenzione abusiva di esplosivo e riducendone la pena a soli tre anni.
Alla fine di questo giudizio di rinvio, stranamente due figure chiave del processo, Galeota, braccio destro di Misso, e sua moglie, furono uccisi in un agguato.
In un secondo giudizio di rinvio, a seguito di stralcio, il noto esponente missino Abbatangelo, già condannato in primo grado per strage alla pena dell’ergastolo, viene assolto da tale accusa per non aver commesso il fatto, e condannato per porto e detenzione abusiva di esplosivi.
La Corte di Cassazione rigetta, successivamente, i ricorsi proposti dai familiari delle vittime contro la sentenza di secondo grado nei confronti di Abbatangelo, e li condanna al pagamento delle spese processuali.
Dalla vicenda processuale del “Rapido 904” andata avanti per 5 lunghissimi giudizi, emerge un quadro inquietante in cui, alla strategia eversiva di destra, si lega la manovalanza mafiosa e camorristica che organizza e porta a termine con agghiacciante “professionalità” il compimento della strage.
La Commissione parlamentare Stragi, presieduta dal Senatore Gualtieri, nel 1994 ha evidenziato un chiaro contesto in cui sono maturate le azioni terroristiche riportabili alla strategia della tensione, senza riuscire in alcuni casi, come questo del “Rapido 904”, ad individuare un più ampio ambito di responsabilità, avvertendo che restano non pienamente chiariti i contesti diversi e i più ampi disegni strategici cui le stragi sono state funzionali.

Il lavoro della Commissione Parlamentare ha puntato il dito sulla distrazione e assenza dei servizi Sismi e Sisde che avrebbero dovute cogliere e segnalare ogni attività di tipo terroristico; ha illuminato il contrasto e le sue ragioni tra giudicati di diverso grado operato dalla Cassazione, ha evidenziato la possibilità e l’attualità della reiterazione di atti criminali alla scopo di turbare e condizionare lo svolgimento della vita democratica del Paese, mettendo in luce come nel caso dei più recenti attentati del 1993, vi sia stata un’opera sistematica di disinformazione della “falange armata” che si è avvalsa di un supporto informativo e logistico non disponibile sul semplice mercato criminale.
La ricostruzione del quadro processuale, come emerge dal lavoro delle Commissioni Parlamentari colpisce la evidente distrazione e in alcuni casi volontà di settori delle Istituzioni, di non fare piena luce sulle vicende di stragismo.
Non vogliamo dimenticare che la Giustizia alla fine ha condannato i Familiari delle Vittime al pagamento delle spese processuali, permettendo che personaggi implicati in vicende di tale gravità, facciano ancora parte della vita politica del paese.

Se ci fermiamo ad ascoltare il silenzio della morte di queste stragi possiamo ascoltare voci che gridano verità e giustizia.
Il musicologo, scrittore e giornalista Leoncarlo Settimelli ha composto una canzone: "Il sogno spezzato di Federica", dedicata a Federica Taglialatela, vittima dodicenne vittima della strage, che faceva così:





Federica dagli occhi di mare
che lascia il suo porto
e ha voglia di andare.

Federica che come un gabbiano
attraversa il suo mare
diretta a Milano;
prende un treno che è pieno di gente
che si sposta per fare Natale;
mille storie di cui non sa niente
di gente già stanca che scende e che sale.
Lei però coi suoi dodici anni
sa che vuole andare a vedere
come è fatta la neve
e perché può dal cielo cadere.

Federica dagli occhi di mare
Che vede stazioni veloci passare;
suona a Roma una vecchia zampogna
poi viene Firenze ,si va per Bologna.
Come sale veloce quel treno che si tuffa nelle gallerie,
come fanno i delfini nei giorni d’agosto
seguendo chissà quali vie.
Ma di colpo è un mare di fuoco,
la tempesta si schianta d’intorno.
Il biglietto era solo d’andata e non c’è ritorno.

Federica dagli occhi di mare,
su quella montagna ti han fatto fermare;
hanno rotto le ali al gabbiano
e tu non hai visto la neve a Milano.

Giovanbattista Altobelli 51 anni
Anna Maria Brandi 26 anni
Angela Calvanese in De Simone 33 anni
Anna De Simone 9 anni
Giovanni De Simone 4 anni
Nicola De Simone 40 anni
Susanna Cavalli 22 anni
Lucia Cerrato 76 anni
Pier Francesco Leoni 23 anni
Luisella Matarazzo 25 anni
Carmine Moccia 30 anni
Valeria Moratello 22 anni
Maria Luigia Morini 45 anni
Federica Taglialatela 12 anni
Abramo Vastarella 29 anni
Gioacchino Taglialatela 50 anni (successivamente in seguito all'entità dei traumi riportati)

Tutti insieme dovremmo dire "io non posso, non voglio e non devo dimenticare" questa come tante altre stragi, tanti altri attentati.

Per non dimenticare.




Fotografie (in ordine di posizione): manifesto commemorativo del XXIV anniversario della strage, una carrozza del treno sventrata dall'esplosione, foto scattatat durante il processo al Boss Misso che nel 2001 fece uccidere un testimone, il musicologo Leoncarlo Settimelli

Per approfondire
Una ragazzina, una famiglia l'orrore di una strage di Natale
Strage del rapido 904 (wikipedia)
Strage dell'Italicus (Wikipedia)
Associazione tra i familiari delle vittime della strage
Immagini della rassegna stampa
Altre foto (2) (3)



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