le sette tesi...

venerdì 9 gennaio 2009 - Scritto da Stè alle 00:43
I Dolori del Giovane Werther,
Prima edizione del 1744
Perché le sette tesi? Perché le tesi? Come nascono e il loro scopo. Le “sette tesi” nascono per cercare di spiegare, anzi, per spiegare il processo che porta Werther, (il giovane protagonista dell’omonimo romanzo) alla realizzazione pratica delle sue conclusioni dei suoi ragionamenti che, una volta analizzati, appaiono più che logici e razionali ma soprattutto comprensibili.

In questo ipotetico discorso, chi è che parla è che parla è il Werter stesso, colto nel più acuto dei momenti del pensare..

“Nel mio stato al quanto confusionale le mie parole vengon meno lasciando spazio al pensiero che riesce a raggiungere la sua forma più pura che irrazionalmente, ma che allo stesso tempo razionalmente e orgogliosamente partorisce due opposte e così discordanti tesi tanto da lasciar pensare che non son frutto della stessa mente!!! Nella prima viene affermato il proprio essere o il proprio non essere in quanto tale, e ciò cosa vuol dire: ciò porta ad una consapevolezza del non essere niente meno a nessuno. Questa prima tesi viene oggettivata e razionalmente viene accantonata in uno strato molto remoto del preconscio, ove nasce la seconda in cui viene affermato e rivalutato tutto il proprio io, ma questa volta paragonandosi all'oggetto del desiderio della sua amata, avendo come conclusione la diversità da tale oggetto con una conseguente irraggiungibilità da parte della amata. Ed è proprio qui che viene sollevato quel leggero strato sotto il quale era stata accantonata la prima tesi, annullandola! E annullandola viene ad esser annullato anche la parte sana e fiduciosa e felice del proprio essere che gli avrebbe dato così la forza per andare avanti e annullare tutte le paure e debolezze, facendosi dunque forte! Togliendo questo velo e infrangendo tutto è che si giunge alla tragica conclusione che si esce SEMPRE vinti da ogni confronto con l’altro, quando l’altro è rappresentato come l'oggetto del desiderio. Ma possiamo definirlo come “oggetto della perfezione assoluta”? Se possiamo definirlo tale, lo definiamo tale in quanto la perfezione assoluta non è stata attribuita in merito ad conoscenze e conclusioni che si son servite di dati acquisiti sensibilmente o oggettivamente, ma attribuita in quanto è il frutto del desiderio di un essere, visto da noi come perfetto.

L'uomo prende coscienza della sua condizione di infinita miserevolezza e impotenza di fronte a questo processo ricorsivo che lo porta sempre alle due tesi iniziali. Ed è proprio questa autocoscienza che lo porta a chiedersi se fosse possibile davvero che la vita sia un unione di tristezza ed infelicità. I concetti di felicità e tristezza sono propri dell'uomo. Sono proprio queste due parole che lo portano a riflettere: "infelicità = senza felicità", quindi conoscendo la non felicità, potrebbe ricostruire a ritroso il concetto di felicità fino a giungere che la felicità è l'opposto contrario di dell'infelicità. Ma siccome l'uomo è un essere dotato di pensiero, realizza ed estende il concetto di opposto anche a tristezza. Ed è proprio ora che prende coscienza che tristezza e felicità, in quanto sono concetti creati d lui stesso, può distruggerli in qualsiasi momento con la forza di volontà, pur sempre rimanendo cosciente della ricorsione della prima e seconda tesi. Anche se lo stato che di felicità che si è venuto a creare ora è solo uno stato apparente, fatto di finzioni e di forzature, può esser definita pur sempre un surrogato di felicità, che contiene pur sempre in quantità minima l'essenza della felicità, e anche se in quantità limitata e in forma di surrogato, la contiene. Possiamo quindi descrivere una terzi tesi: l'uomo è felice, inizialmente la sua felicità è una felicità forzata che pian piano si trasforma in vera felicità e possiamo quindi dire che l'uomo ha raggiunto la condizione di felicità a lungo cercata.

L'uomo ora ha raggiunto una sua felicità interiore, che può essere turbata solo momentaneamente dalla ricorsione e dal processo ricorsivo che viene in mente in ogni momento nel quale viene riportata alla luce la prima tesi e le sue drastiche conseguenze. Ma è proprio grazie alla consapevolezza di esser felice che ogni qual volta viene alla luce la prima tesi e le sue conseguenze, il tempo necessario per arrivare di nuovo alla conclusione della terza tesi sarà sempre minore fino a quando tenderà ad occupare solamente un breve frangente temporale d'innanzi alla vera felicità che è stata raggiunta, riempiendo appieno l'attuale esistenza dell'uomo. Questa è la quinta tesi, conseguenza logica della scoperta e la formulazione della quarta tesi, ovvero l'autocoscienza del proprio io, ma non più il proprio io come era in partenza, ma del proprio io mutato, non più solo ma relazionato ad un altro io e alla felicità di quest'ultimo: processo di autocoscienza e di accettazione del concetto di innamoramento che prima era stato ripudiato. Pensando alle prime due tesi e alle precedenti affermazioni potrebbe sembrare un controsenso perché non abbiamo precisato i valori che sono insiti dell'uomo: la bontà, l'altruismo e il fatto del mettere in secondo piano la propria felicità rispetto alla felicità altrui e in particolare rispetto alla felicità dell'oggetto dell'innamoramento. L'uomo viene logicamente portato a porsi alcune domande cui trova subito risposta, ovviamente avendo già preso coscienza che l'innamoramento possa non sia reciproco. L'uomo ora è felice e si chiede "perché mai dovrei rinunciare alla mia felicità raggiunta con tanti sforzi e sofferenze per andare in contro ad una via fatta di sole sofferenze, riportando alla luce soltanto la parte "sofferenziale" del lento e tortuoso cammino verso la felicità, annullando totalmente tutto ciò che la riguarda quando in cambio non chiedo nulla?" Ed è proprio qui che viene espresso il vero concetto della sesta tesi, venendo alla luce la grandezza dell'uomo e dell'essere umano in condizione di innamoramento "non corrisposto" in quanto l'uomo attuale non è più l'uomo della prima e della seconda tesi, ma è l'uomo della quarta tesi: un uomo che non vuole cambiare e non vuole rinnegare il suo essere in quanto perché dovrebbe? non chiede assolutamente nulla in cambio!! Quindi perché dovrebbe esternare i suoi sentimenti per qual motivo se possono trovare libero sfogo e appagamento in uno strato del subconscio che viene alla luce nei sogni?

Non possiamo pretendere che due tesi così importanti come la quarta e la sesta non portino delle conseguenze: il completo annullamento e rimozione delle prime due tesi e di tutto il percorso fatto per arrivare alla terza tesi. Ora abbiamo un nuovo processo ricorsivo che annulla il precedente. Ora il processo ricorsivo si è spostato alle successive tesi: terza tesi (raggiungimento della felicità), quarta tesi (autocoscienza dell'innamoramento), quinta tesi (solamente quella parte in cui si dice che la vita dell'uomo è felice ma disturbata da brevi momenti di infelicità, e non il contrario come era prima ovvero una vita di infelicità disturbata da brevi momenti di felicità) e la sesta tesi (dare senza chiedere nulla in cambio).

Ora l'uomo si trova in una condizione dove la sua felicità e i suoi sentimenti trovano realizzazione massima dei sogni, in sogni che occupano un determinato arco temporale, quindi cui si può definire un inizio e una fine (che sia a breve o a lungo termine). Ed è proprio la constatazione del fatto che possa raggiungere il coronamento dei suoi sogni nel sogno stesso che cade nel pessimismo più totale, un pessimismo che rende la vita sulla terra un solo insieme di sofferenze e sogni irrealizzabili. A questo punto tutte le precedenti tesi e tutti i processi (ricorsivi e non) vengono annullati con un solo pensiero, in un solo modo..”

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un brano tratto da "Werther", opera di J. Massenet.
"Pourquoi me reveiller", canta Nicoli Gedda

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